PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI CARLO CIAPPARELLI A LEGNANO

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI CARLO CIAPPARELLI A LEGNANO

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI CARLO CIAPPARELLI A LEGNANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La pietra d’inciampo in memoria di Carlo Ciapparelli fu posata il 18 gennaio 2023, in occasione del 79° anniversario dei deportati della Franco Tosi a Mauthausen. La pietra si trova di fronte all’ingresso della Franco Tosi, azienda nella quale Carlo lavorò come operaio. Ciò è ricordato anche nell’incisione: QUI LAVORAVA / CARLO CIAPPARELLI / NATO 1902 / ARRESTATO 14.3.1944 / DEPORTATO / MAUTHAUSEN / ASSASSINATO 26.5.1945 / GUSEN.
La sua pietra è stata posta accanto ad altre sette pietre d’inciampo, dedicate ad altri deportati che lavorarono nella stessa ditta: Pericle Cima (1899-1945), Alberto Giuliani (1910-1945), Carlo Grassi (1902-1945), Francesco Orsini (1882-1944), Angelo Santambrogio (1913-1944), Ernesto Venegoni (1899-1944) e Antonio Vitali (1899-1945).

Carlo Ciapperelli nacque il 7 aprile 1902 a Legnano, da Giuseppe Alberto e Luigia Mascheroni. La sua famiglia fu sempre provata da diverse difficoltà economiche, ma Carlo fortunatamente trovò subito lavoro: dapprima presso un artigiano del settore meccanico, ed in seguito, riuscì ad entrare nella storica fabbrica legnanese “Franco Tosi”, come tornitore.

Leggi di più

Date le radici socialiste della sua famiglia, entrò a far parte della Commissione interna della fabbrica, ma questo lo portò anche ad esporsi nei confronti dei fascisti al potere. Attivo antifascista e oppositore del regime totalitario, fu scoperto in seguito ad una delazione e venne arrestato dalle milizie fasciste. Allora le delazioni contro ebrei, partigiani, politici, e sindacalisti, erano una pratica che veniva ben retribuita dal governo fascista e che quest’ultimo utilizzava al fine di indebolire la Resistenza.
Dopo gli scioperi del 1943, proclamati dal Comitato di liberazione nazionale Alta Italia – CLNAI, sorti a causa delle basse retribuzioni e come segno di avversione nei confronti della guerra, il 5 gennaio 1944 ci fu un’irruzione delle SS nel cortile della Franco Tosi, con l’obiettivo di terrorizzare le maestranze e riportarle al lavoro: in quell’occasione vennero arrestati diversi membri della Commissione interna, ma Carlo riuscì a scampare alla deportazione. Venne però segnalato come uno degli organizzatori degli scioperi contro il fascismo, ed il 14 marzo 1944 fu arrestato: dopo aver transitato in varie prigioni, il 5 aprile 1944 arrivò nel lager di Mauthausen, il campo riservato ai politici ed ai partigiani, dove fu immatricolato col numero 61609, nella categoria “Schutzhaftlinge”, che significava “deportati per motivi di sicurezza”. Morì di stenti, in seguito alle sofferenze fisiche ed alle atrocità subite, il 26 maggio 1945, a Gusen, il più terribile dei quarantanove sottocampi di Mauthausen, ventun giorni dopo la liberazione del lager da parte delle truppe alleate americane.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Legnano
Indirizzo: piazza Monumento, 12
Comune: Legnano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.5944434 – Longitudine 8.9118414

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia
Deportati Tosi, posata l’ottava pietra d’inciampo a Legnano, articolo pubblicato sul sito www.legnanonews.com consultato il 18/7/2023

Il giorno della Memoria: Carlo Ciapparelli, dalla F. Tosi alla morte a Mauthausen, articolo pubblicato sul sito www.legnanonews.com consultato il 18/7/2023

p

ALTRE INFORMAZIONI

Date: 7/4/1902 – 26/5/1945

Cognome / Nome: Ciapparelli Carlo; Cima Pericle; Giuliani Alberto; Grassi Carlo; Orsini Francesco; Santambrogio Angelo; Venegoni Ernesto; Vitali Antonio

Formazioni d’appartenenza: Partito socialista

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide è stata posata il 18/1/2023

Autore/i: non determinabile

Note: pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile

contatti

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI CARLO CIAPPARELLI A LEGNANO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

CASA CEVA IN VIA BOCCACCIO A MILANO

CASA CEVA IN VIA BOCCACCIO A MILANO

CASA CEVA IN VIA BOCCACCIO A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Durante la Resistenza, Casa Ceva venne trasformata in un presidio partigiano e, come testimoniato da Bianca Ceva nel volume “Tempo dei vivi” (1954), fu sempre caratterizzata da un andare e venire incessante e da una serie di grida e comandi confusi. Le persone che utilizzarono Casa Ceva come punto di riferimento, furono soprattutto operai, contadini o piccoli artigiani, ed un intero reparto russo. Bianca Ceva nei suoi ricordi rivive le sensazioni di quei momenti, quando la sua casa fu uno dei centri dell’antifascismo clandestino e dove, spesso, spie dell’OVRA (Opera vigilanza repressione antifascismo) in borghese, vi si affacciavano per cercare i partigiani. I primi antifascisti erano proprio i componenti della famiglia Ceva che vissero in questa casa.

Umberto Ceva (1900-1930) abitò in via Boccaccio sino a quando si sposò con Elena Valla, anch’essa antifascista, con la quale si trasferì in via Bramante. 

Leggi di più

Umberto, chimico, si unì sin da subito al movimento antifascita milanese che si oppose al regime, collaborò alla fuga in Francia del leader socialista Filippo Turati e aderì alla cellula italiana del movimento parigino “Giustizia e Libertà”. Nell’ottobre del 1930 fu arrestato con Ferruccio Parri, Riccardo Bauer, Ernesto Rossi, Alberto Damiani, Vincenzo Calace, Bernardino Roberto e Nello Traquandi, ed il 25 dicembre, dopo le violenze subite, si suicidò nel carcere di Regina Coeli, anche a causa di una falsa ed infamante accusa che lo vedeva responsabile della bomba che il 12 aprile 1928 provocò la morte di una ventina di persone durante l’inaugurazione della Fiera campionaria di Milano.

La sorella di Umberto, Bianca (1897-1982), fu docente e partigiana. Durante la Resistenza ebbe costanti rapporti con Ferruccio Parri e a causa della sua attività antifascista fu sospesa dall’insegnamento e nel 1943 venne arrestata, a Varzi (comune natio): il 30 dicembre 1943 fu portata nelle prigioni del Castello di Voghera, poi trasferita a Pavia, ed infine a Milano, per essere processata dal Tribunale speciale. Nell’ottobre del 1944, grazie alla sorella Adele riuscì a fuggire e, per non essere catturata, fu costretta a vagare continuamente e a dormire ogni notte in una casa diversa. Dopo la Liberazione tornò a Milano, dove partecipò a tutte le battaglie democratiche e al Comitato di liberazione nazionale della Scuola e contribuì alla fondazione dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia – INSMLI.
Proprio nel capoluogo lombardo, nel 2023, è stata intitolata una via a suo nome, tra le vie Calchi Taeggi e Bisceglie.

Adele (1898-1989), sorella di Bianca e Umberto, dopo il trasferimento del fratello nella casa di via Bramante (1925), decise di rimanere a vivere con sua sorella in via Boccaccio. Adele, matematica e poetessa, inizialmente sembrò restare lontana dall’antifascismo militante della famiglia, sino a quando Bianca venne arrestata. In quel momento cambiò radicalmente le sue abitudini: da insegnante privata, organizzò la fuga della sorella, si occupò di proteggere i genitori dai rastrellamenti e partecipò attivamente alla lotta antifascista.
Profondamente legata all’organizzazione “Unione femminile nazionale”, alle cui attività partecipò con passione sin dal 1929; dopo la Liberazione si dedicò ancora più intensamente all’educazione culturale, sociale e civile delle giovani donne e promosse una Sala studio per le studentesse universitarie.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Giovanni Boccaccio, 22
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46820 – Longitudine 9.17076

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia
F. Imprenti, Adele e Bianca Ceva dal pensiero all’azione. Diario intimo e politico di due sorelle, in «Attraversando il tempo: centoventi anni dell’Unione femminile nazionale (1899-2019)», a cura di S. Bartoloni, Roma, Viella, 2019

Sitografia
C. A. Colombo, Il sacrificio di Umberto Ceva, articolo pubblicato sul sito www.letteraicompagnirivista.com consultato il 7/7/2023

Fondo Adele Ceva, scheda pubblicata sul sito unionefemminile.it consultato il 7/7/2023

Umberto Ceva, biografia pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 7/7/2023

 

p

ALTRE INFORMAZIONI

Evento: Resistenza

Cognome / Nome: Ceva Umberto, Ceva Bianca, Ceva Adele

Formazioni d’appartenenza: Giustizia e libertà

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: via liberamente accessibile. Nessun riferimento alla storia del luogo (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

contatti

CASA CEVA IN VIA BOCCACCIO A MILANO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

CASA CEVA IN VIA BOCCACCIO A MILANO

IL POLITECNICO DI MILANO

IL POLITECNICO DI MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Il Politecnico di Milano fu sede di due fazioni opposte: i fasci di combattimento e le formazioni partigiane. Subito dopo la Prima guerra mondiale all’interno dell’ateneo trovò ampio consenso l’ideologia fascista, al punto che, il 15 aprile 1919, un gruppo di studenti partecipò ad un’azione contro la sede dell’«Avanti!» e, qualche tempo dopo, venne organizzata una vera e propria squadra del Politecnico, denominata Toti; mentre nel 1920 venne fondato il GUF – Gruppo universitario fascista. L’intero corpo studentesco e la maggior parte del corpo insegnanti aderì al PNF – Partito nazionale fascista e i docenti che rifiutarono l’iscrizione vennero allontanati dall’ateneo. Tra questi Henry Molinari, ingegnere industriale esperto di impianti chimici, che venne allontanato all’inizio degli anni Trenta, seguito da ben altri ventidue docenti, fra insegnanti e ricercatori.
Successivamente, però, le leggi razziali del 1938 (che colpirono altri undici docenti, fra i quali Camillo Levi e Michelangelo Böhm, che morirono nei campi di concentramento tedeschi) 

Leggi di più

e l’andamento catastrofico della guerra (soprattutto dopo l’8 settembre 1943), intaccarono la fiducia ed il consenso al regime e sollecitarono la ribellione antifascista: il 29 gennaio 1944 il Collegio dei professori votò democraticamente e, all’unanimità, Gino Cassinis. Il nuovo rettore si rifiutò di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò e durante l’occupazione tedesca difese il Politecnico sostenendo ogni forma di cospirazione antifascista, sia in prima persona, sia in diretta collaborazione con il CLN – Comitato di liberazione nazionale, sia all’interno dei pochi spazi di ufficialità concessi dalla RSI (Repubblica sociale italiana). Coprì iniziative cospirative, protesse studenti e personale non in regola con il servizio militare, nascose strumenti scientifici per sottrarli alle requisizioni, intervenne presso le autorità tedesche e italiane per ottenere permessi, generi di prima necessità e materiali vari.

Inoltre, per iniziativa dell’ing. Bruno Setti (responsabile del servizio di protezione antiaerea) nell’ateneo si costituirono squadre di azione partigiana, che utilizzavano l’Università come deposito per le armi e, sempre nei sotterranei, venne installato un centro radio clandestino con radiotrasmittente e centralino telefonico di collegamento tra le forze partigiane, diretto dal professor Gian Battista Boeri (responsabile del servizio informazioni partigiano) e da Francesco Moschettini, laureatosi al Politecnico in ingegneria elettrotecnica. Il giovane Moschettini mise al servizio della Resistenza le sue conoscenze e progettò una centrale sotterranea di emergenza, protetta dagli attacchi aerei, con uno dei primi motori Diesel. Riuscì inoltre a garantire la sicurezza del servizio informazioni del CLNAI – Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, eludendo i sistemi di controspionaggio tedesco grazie alle antenne radio piazzate in cima alle ciminiere, dove solo i pompieri osavano arrampicarsi. A seguito di una delazione venne arrestato il 21 settembre 1944 e morì nel campo di concentramento di Gusen (Austria) il 24 gennaio 1945. Nel gennaio 2019, la Città di Milano gli ha dedicato una pietra d’inciampo.
Altro protagonista della Resistenza, fu il professor Mario Alberto Rollier, che dovette lasciare il Politecnico nel novembre 1944, ma in clandestinità svolse un importante ruolo di collegamento fra il Comando Piazza del CVL – Corpo volontari della Libertà ed il Comitato di liberazione nazionale di Milano. Il 25 aprile, infatti, fu lui a rendere esecutivo l’ordine di insorgere e, non a caso, molte formazioni partigiane, poco prima della Liberazione di Milano, si ritrovarono proprio sul piazzale del Politecnico, con fazzoletto tricolore e armati. Durante l’insurrezione nazionale dell’aprile 1945 l’ateneo fu occupato militarmente dalla 116a divisione Garibaldi e dal Comitato delle brigate SAP (Squadre di azione patriottica) per una quindicina di giorni e in un’aula dell’università venne processato l’ex gerarca fascista Achille Starace (28 aprile 1945).
Altra figura di rilievo fra i docenti antifascisti fu Gianfranco Mattei, che giunto al Politecnico nel 1939, come assistente dell’ingegnere Giulio Natta, fu incaricato del corso di Chimica analitica. Appartenente ad una famiglia di tradizione antifascista, nell’autunno del 1943 si unì alle bande partigiane e fu chiamato a Roma dal Partito comunista, insieme a Giorgio Labò (studente di architettura al Politecnico), per occuparsi della realizzazione degli ordigni necessari alla lotta armata. Mattei e Labò furono arrestati l’ 1 febbraio 1944 e torturati. Mattei non potendo resistere oltre e, sperando di poter salvare l’amico e compagno di lotta, si suicidò. Gli è stata dedicata un’aula del Politecnico e nel 1953 una targa con epigrafe di Piero Calamandrei, che è stata affissa presso la sua casa di via Lazzaretto 16.
Purtroppo anche Labò non riuscì a salvarsi: venne fucilato pochi giorni dopo. Sorte analoga fu riservata anche a Carlo Bianchi, che si laureò al Politecnico nel 1935 in ingegneria industriale, ed entrato in contatto con il CNL di Milano (gennaio 1944), iniziò a stampare il foglio clandestino «Il Ribelle», presso la propria abitazione. Arrestato il 27 aprile 1944, in seguito alla delazione di un compagno, venne fucilato presso il campo di prigionia di Fossoli, il 12 luglio 1944.
Per quanto riguarda gli studenti, molti di loro furono deportati nei campi di concentramento in Germania ‘per motivi politici’, ma fortunatamente, la maggior parte riuscì a salvarsi ed a tornare in Italia dopo la Liberazione.
Gino Cassinis, invece, rimase rettore del Politecnico fino al 1960 e, l’anno successivo, fu eletto sindaco di Milano (21 gennaio 1961), carica che mantenne sino alla sua morte (13 gennaio 1964).

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazza Leonardo Da Vinci, 32
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.47829 – Longitudine 9.22770

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia
M. Castoldi, Politecnico di Milano, scheda pubblicata sul sito mi4345.it consultato il 5/7/2023

R. Moro, Il Politecnico di Milano tra antifascismo e resistenza: 1943-1945, articolo pubblicato sul sito www.ilmondodegliarchivi.org consultato il 7/7/2023

p

ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 1915 – 1945

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data/e opera: 1863 (anno di fondazione dell’ateneo)

Autore/i: non determinabile

Note: il luogo non è liberamente accessibile (gli orari sono contingentati in base alle aperture dell’ateneo)

contatti

IL POLITECNICO DI MILANO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

LAPIDE DEDICATA A RENATO BOERI A STRESA

LAPIDE DEDICATA A RENATO BOERI A STRESA

LAPIDE DEDICATA A RENATO BOERI A STRESA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Sul lungolago di Stresa, nel verde delle aiuole che si affacciano sul lago, si trova la lapide dedicata “Al Prof. Renato Boeri / Neurologo / Comandante Partigiano / con riconoscenza / per l’impegno profuso / nella lotta di Liberazione”.
La lastra venne realizzata grazie alla Sezione del Vergante dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia – ANPI, che ne fece richiesta al sindaco di Stresa, città per la quale Boeri ebbe tanta parte nella lotta di Liberazione.
La lapide fu collocata nell’area verde il 28 aprile del 2019.

A Milano, invece, nel 2022 gli è stato dedicato il parco che si trova a pochi passi dall’Istituto Besta, ospedale nel quale fu primario e direttore. L’intitolazione è avvenuta in occasione della ricorrenza del centenario della sua nascita, il 15 maggio 2022.

Renato Boeri, figlio del senatore Giovanni Battista Boeri, uno dei fondatori del Partito d’Azione, nacque a Milano il 15 maggio 1922.
Negli anni Quaranta s’iscrisse alla Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università degli studi di Milano, ma a soli vent’anni, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale fu costretto a interrompere gli studi.

Leggi di più

Durante la Resistenza fu partigiano insieme al fratello Enzo, col quale collaborava nel collegamento radio di Stresa.
Il 29 novembre 1944 Renato Boeri venne catturato. Fu liberato solo grazie ad uno scambio con tre prigionieri tedeschi e tornò immediatamente in montagna per riorganizzare la Brigata Stefanoni, mediante nuovi arruolamenti e conquiste di armi. Nel dicembre 1944 Boeri divenne il comandante della 7ª Brigata Paolo Stefanoni e nel gennaio del 1945 la inquadrò nelle formazioni “Giustizia e Libertà”, conferendole un orientamento in armonia con le proprie idee (si vedano gli articoli apparsi sul giornale della brigata “Il Fuorilegge”, che fu edito dal gennaio del 1945). La Brigata, facente parte della Divisione Valtoce “Giustizia e libertà”, operò soprattutto nella zona del Mottarone fra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta.
Dopo la Liberazione, Boeri rientrò a Milano e riprese gli studi e nel 1948 si laureò. A Milano, l’Istituto neurologico Carlo Besta, fu il luogo che segnò le tappe dell’intera carriera professionale di Renato Boeri, uno tra i più noti e stimati neurologi clinici italiani. Vi entrò nel 1948 come assistente volontario, nel 1968 divenne primario e dal 1977 al 1987 ne fu direttore. Nel 1989 venne infine nominato membro del Consiglio di amministrazione dell’Istituto, in qualità di rappresentante del Ministero per la ricerca scientifica e tecnologica.
Renato Boeri morì a Milano il 20 luglio 1994.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Stresa
Indirizzo: lungolago parallelo a corso Umberto I, nei pressi del civico 71
Comune: Stresa
Provincia: Verbano – Cusio – Ossola (VB)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 45.8877974 – Longitudine 8.5324493

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia
7ª Brigata Paolo Stefanoni, scheda pubblicata sul portale siusa.archivi.beniculturali.it consultato il 16/7/2023

A Milano un giardino dedicato a Renato Boeri, neurologo e partigiano, articolo pubblicato sul sito milano.repubblica.it consultato il 16/7/2023

Boeri Renato, scheda pubblicata sul portale siusa.archivi.beniculturali.it consultato il 16/7/2023

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 15/5/1922 – 20/7/1994

Cognome / Nome: Boeri Renato

Formazioni d’appartenenza: 7ª Brigata Paolo Stefanoni

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne collocata il 28/4/2019

Autore/i: non identificabile

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

LAPIDE DEDICATA A RENATO BOERI A STRESA

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

LAPIDE IN RICORDO DI LINA MERLIN A PADOVA

LAPIDE IN RICORDO DI LINA MERLIN A PADOVA

LAPIDE IN RICORDO DI LINA MERLIN A PADOVA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La città di Padova ha posto questa lapide come segno di riconoscimento verso Lina Merlin, “parlamentare che promosse per tutta la vita la dignità e l’avanzamento sociale delle donne e dei più deboli” (citazione dall’iscrizione).

Angelina Merlin, conosciuta come Lina, nacque a Pozzonovo di Padova nel 1887, ma crebbe a Chioggia, presso i nonni, dove iniziò a studiare per diventare insegnante. Dopo il diploma (1905) si trasferì in Francia, a Grenoble, per perfezionare la lingua francese. Quando rientrò in Italia, s’iscrisse all’Università di Padova, nella quale si laureò in Lingue e letterature straniere nel 1914. Iniziò subito a lavorare nelle scuole medie come insegnante di Lingua e letteratura francese; fino a quando, nel 1926, venne sospesa dall’insegnamento per essersi rifiutata di prestare il giuramento fascista.
Iscritta al PSI – Partito socialista italiano, svolse attività propagandistica e giornalistica, collaborando con Giacomo Matteotti, ed ai periodici «La difesa delle lavoratrici» e «L’eco dei lavoratori», quest’ultimo diretto dal medico e deputato socialista Dante Gallani, suo conterraneo e futuro marito (si sposarono nel 1933). Nel 1921 fondò la Sezione femminile del Partito e, in seguito, il Laboratorio socialista, che venne distrutto dai fascisti.

Leggi di più

Etichettata come “sovversiva” per la sua partecipazione al complotto nell’attentato al Duce del 1925, venne incarcerata più volte e, nel 1929, condannata al confino in Sardegna, per cinque anni. Perseguitata dal fascismo, quando fu liberata decise di trasferirsi a Milano, dove conobbe Filippo Turati, si dedicò al Soccorso rosso, animò gli scioperi del 1934 e, nel mentre, tenne lezioni private di francese nella sua casa in via Alfredo Catalani 63 (quartiere Lambrate). A casa Merlin si riunirono anche i leader del rinato Partito socialista (come Sandro Pertini, Lelio Basso e Rodolfo Morandi) per preparare l’insurrezione.
In seguito, grazie alla preside Ines Saracchi, Lina Merlin iniziò a insegnare come supplente presso la Scuola femminile “Caterina da Siena”.
Dopo l’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza: iniziò col procurare il vestiario necessario ai partigiani, ed organizzò con altre antifasciste i Gruppi di difesa della donna (1944). Prese parte a diverse azioni, rischiando più volte la vita, come il 25 aprile 1945, quando, insieme al professor Giorgio Cabibbe ed alla Brigata Rosselli, occuparono il Provveditorato agli studi di Milano, imponendo la resa.
Il 27 aprile 1945 venne nominata dal CLNAI – Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, vicecommissario alla Pubblica istruzione di tutta la Lombardia; mentre il 29 giugno fu chiamata a far parte della Direzione nazionale del Partito socialista, in qualità di responsabile della Commissione femminile nazionale: dovette trasferirsi a Roma. Qui collaborò con l’«Avanti!» (organo ufficiale del PSI) e fu tra le fondatrici dell’UDI – Unione donne italiane.
Nel 1946 venne eletta all’Assemblea Costituente e prese parte al grande progetto di stesura della Costituzione. In particolare, a lei si devono due passaggi fondamentali negli articoli 3 e 7: “senza distinzione di sesso” e “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”. Specifiche di non poco conto, che sancirono l’impegno concreto e costante della Merlin nella lotta per la parità di genere e che diedero prova del suo sostegno al lungo e difficile processo di emancipazione della donna.
Nel 1948 fu la prima donna a tenere un discorso a Palazzo Madama, durante il quale propose l’abolizione delle case di tolleranza (all’epoca in Italia erano presenti oltre settecento bordelli) e sostenne l’introduzione dei reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. La Legge Merlin (n. 75) venne accettata solo dieci anni dopo, nel 1958; ma la prostituzione volontaria e compiuta da donne e uomini maggiorenni, non sfruttati, rimase legale, in quanto considerata parte delle scelte individuali, ed espressione di quella libertà personale garantita ad ogni individuo, proprio dalla stessa Costituzione.
Nel 1950 fondò, insieme con le parlamentari democristiane Ida D’Este, Angela Guidi Cingolani, Maria Federici e Maria De Unterrichter Jervolino, il Comitato italiano di difesa morale e sociale della donna (CIDD), del quale fu vicepresidente sino al 1963.
Nel 1953 fu rieletta, unica donna, in Senato.
Nel 1955, mentre era impegnata nella battaglia per la legge di chiusura dei bordelli di Stato e per la cancellazione della sigla “N. N.” dai certificati dei figli nati fuori dal matrimonio, condusse un’inchiesta sulla condizione delle prostitute negli ospedali, nelle prigioni e nelle case di tolleranza, insieme a Carla Voltolina (compagna di Sandro Pertini), la quale, scelse alcune delle numerose lettere giunte alla senatrice e le pubblicò nel volume “Lettere dalle case chiuse”, firmandosi col cognome di sua madre, Barberis.
Negli anni Sessanta, Lina Merlin abbandonò la politica e decise di tornare a vivere a Milano, dove collaborò con l’Umanitaria; ma quando sentì di aver bisogno di un’assistenza costante, si trasferì a Padova, anche se espresse la volontà di essere sepolta nella città a cui fu più legata: Milano. Quando, il 10 agosto 1979, morì e fu cremata, venne tumulata accanto al marito nel Cimitero monumentale di Milano, ma nel 2013 le sue ceneri sono state traslate in un loculo della cripta del Famedio.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Padova
Indirizzo: Piazza dei Signori, 43
Comune: Padova
Provincia: Padova (PD)
Regione: Veneto
Coordinate geografiche: Latitudine 45.40776 – Longitudine 11.87411

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia
A. D’Angella, Lina Merlin, una donna per le donne, articolo pubblicato sul sito metismagazine.com consultato il 5/2/2023

Lina Merlin, scheda pubblicata sul sito museonazionaleresistenza.it consultato il 5/2/2023

Lina Merlin una madre della Repubblica, scheda pubblicata sul sito www.socialismoitaliano1892.it consultato il 5/2/2023

 

 

 

p

ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 1887 – 1979

Cognome / Nome: Merlin Angelina “Lina”; Gallani Dante; Matteotti Giacomo; Turati Filippo; Pertini Sandro; Basso Lelio; Morandi Rodolfo; Saracchi Ines; Cabibbe Giorgio; D’Este Ida, Guidi Angela Maria; Federici Maria; De Unterrichter Maria; Voltolina Carla

Formazioni d’appartenenza: Partito socialista italiano – PSI

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa il 15/12/2004

Autore/i: non determinabile

Note: piazza liberamente accessibile; lapide visibile al primo piano dell’edificio ai civici 43-44 (abitazioni private, non accessibili)

contatti

LAPIDE IN RICORDO DI LINA MERLIN A PADOVA

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.