LAPIDE IN MEMORIA DI GIUSEPPE ALBERGANTI A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI GIUSEPPE ALBERGANTI A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI GIUSEPPE ALBERGANTI A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nel cortile interno dell’ingresso al civico 4 di via Mottarone si trova una lapide in memoria di Giuseppe Alberganti, figura che legò intensamente la propria vicenda alla città di Milano. La lapide è in materiale marmoreo e presenta un apparato testuale in colore rosso.

Giuseppe Alberganti nacque a Stradelle, in provincia di Pavia, il 24 luglio 1898 da Maria Ravazzoli e da Angelo Alberganti. Cominciò giovanissimo – a neanche dieci anni –  a lavorare: alle prime esperienze di garzonato operaio fece poi seguito l’assunzione alla Pirelli. Alberganti venne richiamato al servizio militare durante la  Prima guerra mondiale e nel periodo di leva servì nel “genio ferrovieri”, esperienza che gli fu tutto sommato utile; congedato nel 1919, con il ritorno alla vita da civile cominciò a lavorare per le Ferrovie dello Stato in qualità di macchinista ferroviere. Sin da giovane il ragazzo dimostrò di far proprie le idee socialiste che circolavano in famiglia, in particolare dal lato materno. 

Nel 1921, invece, Alberganti aderì al Partito comunista d’Italia – PCd’I, figlio della “scissione di Livorno”, allontanandosi dunque dalla via socialista. La scelta di praticare attivamente la politica, attraverso la promozione di scioperi ed agitazioni, significò ben presto il suo allontanamento dalle Ferrovie, dalle quali fu licenziato nel 1923. I contatti con il Partito comunista divennero più intensi nel corso degli anni Venti e, a partire proprio dal 1929, Alberganti divenne membro del direttivo della Federazione comunista del capoluogo lombardo. Essere attivi nel PCd’I in quel periodo poteva comportare – e per molti effettivamente comportò – serie conseguenze: il nome di Giuseppe Alberganti cominciò a circolare negli uffici delle questure. 

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Con l’avvicinarsi degli anni Trenta il clima per gli oppositori politici del regime cominciò a farsi sempre più oppressivo e Alberganti, che già aveva sperimentato un primo arresto nel 1927, dovette spostarsi in Francia, prima a Nizza e poi a Parigi. Durante il soggiorno francese ebbe modo di entrare in contatto con il vasto mondo dei fuoriusciti, che nella capitale si incontravano e discutevano sulle sorti dell’Italia. Alberganti, che si apprestava sempre più a diventare un quadro di partito, entrò a far parte del Comitato centrale del PCd’I nel corso degli anni Trenta. Un decennio difficile, durante il quale ebbe però modo di dar prova “sul campo” delle sue qualità. Con lo scoppio della Guerra civile in Spagna (1936-1939) Alberganti si occupò in un primo momento del reclutamento degli uomini da inviare a combattere contro le forze nazionaliste di Franco e successivamente, nel 1937, divenne Commissario politico per le Brigate internazionali Garibaldi.

Tornato in Francia, a seguito degli accordi sovietico-nazisti sanciti dal Patto Molotov-Ribbentrop, Alberganti fu arrestato ed internato nel campo di Le Vernet. Il campo, particolarmente “popolato” da dirigenti comunisti ed ex volontari che avevano combattuto nella Guerra civile spagnola, si trovava ai piedi dei monti Pirenei. In seguito allo scoppio della Seconda guerra mondiale e all’occupazione nazista della Francia, Alberganti venne consegnato all’Italia e confinato a Ventotene.

Liberato nell’estate del 1943, entrò nella Resistenza con il nome di “Cristallo” e venne nominato responsabile della struttura militare del Partito comunista in Emilia Romagna, dove visse la grande esperienza della Repubblica partigiana di Montefiorino. Richiamato a Milano negli ultimi mesi di guerra, fu tra gli organizzatori dell’insurrezione che avrebbe portato alla Liberazione. Attivo nel “triumvirato insurrezionale” – l’organismo coordinatore dell’attività politica del PCI con quella delle forze militari ad esso legate – prima in Emilia e poi nel capoluogo lombardo, si spese per far sì che la linea del partito fosse osservata ed in tal senso cercò di limitare il settarismo che caratterizzava, in diversa misura, le formazioni garibaldine. Alberganti dopo la guerra iniziò una carriera politica intensa: membro della Consulta e deputato alla Costituente, consigliere comunale, segretario della Camera del lavoro milanese, Senatore per due legislature, il suo impegno fu integrale.

Tuttavia con il passare del tempo il “reduce militante” entrò in frizione con il PCI e con la sua linea politica: escluso dal Comitato centrale del partito nel 1960, ne uscì un decennio dopo. Allo scoppio delle agitazioni studentesche del 1968 e durante l’Autunno caldo si schierò con i manifestanti. A ulteriore prova di una carica rivoluzionaria per niente affievolita dal tempo, entrò nella direzione nazionale del Movimento studentesco. Venne inoltre eletto presidente del Movimento lavoratori del Socialismo, del quale fu egli stesso uno dei fondatori.

“Cristallo” morì a Milano il 3 novembre 1980.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via privata Mottarone, 4
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.494278 – Longitudine 9.156491

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FONTI

Bibliografia

G. Quazza, Resistenza e storia d’Italia. Problemi e ipotesi di ricerca, Milano, Feltrinelli, 1976

G. Alberganti, Autobiografia di un sovversivo, a cura di M. Bianchi, Milano, Biblion, 2020

Sitografia

ANPI – Comitato provinciale di Milano, Alberganti Giuseppe, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 2/12/2024

F. M. Biscione, Alberganti Giuseppe, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it consultato il 2/12/2024

D. Migliucci, Alberganti Giuseppe, profilo biografico pubblicato sul sito, www.biografiesindacali.it consultato il 3/12/2024

Giuseppe Alberganti: un rivoluzionario di professione, articolo pubblicato sul sito www.lordinenuovo.it consultato il 2/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 24/7/1898 – 3/11/1980

Cognome / Nome: Alberganti Giuseppe

Formazioni d’appartenenza: Partito Comunista d’Italia – Partito Comunista Italiano

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non conosciuto

Note: la Lapide, parzialmente visibile dalla strada attraverso una cancellata in ferro, non è liberamente accessibile poiché si trova all’interno di un’area privata

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LAPIDE IN MEMORIA DI GIUSEPPE ALBERGANTI A MILANO

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LAPIDE E PIETRA D’INCIAMPO DEDICATE ALLA MEMORIA DI FERRUCCIO CODÉ, A MILANO

LAPIDE E PIETRA D’INCIAMPO DEDICATE ALLA MEMORIA DI FERRUCCIO CODÉ, A MILANO

LAPIDE E PIETRA D’INCIAMPO DEDICATE ALLA MEMORIA DI FERRUCCIO CODÉ, A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Accanto all’ingresso del numero 10 di via Catullo, sulla destra, si trova una lapide dedicata alla memoria di Ferruccio Codé; e, incastonata nel marciapiede, di fronte al cancello, una pietra d’inciampo che ne ricorda la deportazione ed il successivo assassinio nei campi tedeschi. 

Ferruccio Codé nacque a Reggio Emilia il 19 maggio 1910. In seguito alla morte prematura del padre Luigi, Codè si trasferì con la madre e le sorelle a Milano, stabilendosi proprio al numero 10 di via Catullo. Di professione stuccatore, aderì ancora molto giovane al Partito comunista. Il suo orientamento politico e le attività clandestine che ne derivarono – il possesso di una copia de «l’Unità» e di un coltello – lo portarono ad un primo arresto quando era ancora minorenne, il 2 maggio 1927. Condannato per attività sovversiva dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato, scontò una pena di quasi 3 anni di reclusione presso il carcere minorile di Forlì. Con il suo nome ormai circolante negli schedari delle questure, il giovane stuccatore, appartenente al Partito comunista d’Italia – PCd’I, era diventato a tutti gli effetti un perseguitato politico. 

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Codé deciso a proseguire nella sua linea di adesione alle idee comuniste, venne arrestato una seconda volta nel 1935 e fu condannato al confino, che iniziò a scontare nel giugno del 1939 sulle isole Tremiti.

Gli eventi del luglio 1943 consentirono al giovane sovversivo di abbandonare il confino; con l’inizio della Resistenza entrò nelle file della 121a Brigata Garibaldi SAP, attiva a Milano. Codé venne nuovamente arrestato pochi mesi dopo, il 2 febbraio del 1944 e condotto, prima nel carcere di San Vittore e successivamente a Bergamo. Del giovane si persero del tutto le tracce sino a quando una delle sorelle venne contattata dalla Croce Rossa italiana nel 1946: Ferruccio Codè risultava essere stato assassinato nel campo di concentramento di Mauthausen il 12 aprile del 1945. Dopo la guerra il giovane comunista reggiano venne insignito della Medaglia d’oro per la Resistenza.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Catullo, 10
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.496824 – Longitudine 9.134659

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FONTI

Sitografia

ANPI – Comitato provinciale di Milano, profilo biografico pubblicato sul portale anpimilano.com consultato l’1/12/2024

Pietre d’inciampo, Ferruccio Codé, profilo biografico pubblicato sul sito www.pietredinciampo.eu consultato il 2/12/2024

ANPPIA, Codé Ferruccio, scheda biografica pubblicata sul sito anppia.it consultato il 2/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 2/2/1944

Cognome / Nome: Codé Ferruccio

Formazioni d’appartenenza: 121a Brigata Garibaldi SAP 

Data/e opera: non determinabile per la lapide; mentre la pietra d’inciampo è stata posata nel 2019

Autore/i: non conosciuto per la lapide; Gunter Demnig per la pietra d’inciampo 

Note: lapide e pietra d’inciampo visibili e liberamente accessibili

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LAPIDE E PIETRA D’INCIAMPO DEDICATE ALLA MEMORIA DI FERRUCCIO CODÉ, A MILANO

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TARGA IN MEMORIA DI MARIO GREPPI A MILANO

TARGA IN MEMORIA DI MARIO GREPPI A MILANO

TARGA IN MEMORIA DI MARIO GREPPI A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Al limite sinistro dell’edificio al n° 5 di viale San Michele del Carso, una targa in bronzo ricorda la figura del partigiano Mario Greppi. Al di sotto dell’apparato testuale è raffigurato, in rilievo, il volto della persona alla quale l’opera è dedicata. 

Mario Greppi nacque a Milano il 26 giugno 1920 da Bianca Mazzoni e Antonio Greppi e visse in viale San Michele del Carso. Il nucleo familiare in cui Mario Greppi crebbe era caratterizzato da un antifascismo di vecchia data. La figura del padre Antonio, originario del comune lacustre di Angera (VA), in tal senso, aveva ricoperto un peso notevole. Quest’ultimo, avvocato socialista, schedato nel Casellario Politico Centrale – CPC, aveva cresciuto il figlio con degli ideali di giustizia ben definiti e con un senso di patriottismo che mal si sposava con quello sbandierato dal regime mussoliniano: il bisnonno di Mario, Giuseppe Rebuschini, era stato uno dei mille agli ordini di Giuseppe Garibaldi. Fu dunque in un certo senso naturale per il ragazzo aderire alle idee socialiste del padre e comunque sviluppare un antifascismo personale, proprio della sua generazione. 

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Accanto allo sviluppo di una coscienza politica si accompagnò una carriera scolastica che lo avrebbe portato, terminati gli studi superiori al liceo Beccaria, ad iscriversi presso la Facoltà di legge dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Se la famiglia Greppi aveva vissuto lo scoppio della guerra nel 1940 con un sensazione di impotenza – al pari di molti altri italiani – fu tra il 1943 ed il 1945 che alcuni dei suoi membri si impegnarono attivamente per contribuire a riscattare l’Italia da vent’anni di dittatura fascista. Nel settembre 1943 il padre Antonio fu tra gli aderenti alle prime sedute clandestine che finirono per dare vita, il 21 settembre di quello stesso mese, al Comitato di Liberazione Nazionale – Provinciale di Arona, sul Lago Maggiore. Mario, che nel 1942 aveva ottenuto il brevetto di pilota civile, venne colto dall’armistizio mentre si trova nella scuola dell’Aeronautica Militare di Ghedi (BS). In seguito allo sviluppo del movimento resistenziale il giovane scelse di aderire in prima persona alla causa della Resistenza ed entrò nelle file dell’VIIIa Brigata Matteotti attiva nel territorio dell’Ossola, non lontano dunque dalla sponda lombarda del lago Maggiore. Con il nome di battaglia di “Mariolino” ricoprì diversi ruoli, tra i quali quello di commissario politico, commissario di brigata e commissario di guerra. Di carattere indomito prese poi a svolgere rischiosi compiti di collegamento tra le formazioni matteottine dell’Ossola e la sede del Comando Centrale di queste, attiva nella città di Milano. 

Il 22 agosto 1944 “Mariolino” Greppi si era recato nel capoluogo lombardo per consegnare dei documenti a Corrado Bonfantini, del Comando Centrale delle Matteotti, e a sua volta ricevere materiale propagandistico da portare in Ossola; il recupero di tale materiale – un pacco di giornali – doveva avvenire davanti ad un’edicola in piazza Piola. Uscito da un bar Greppi aveva però attirato l’attenzione di due uomini in borghese che si rivelarono essere uomini della RSI. “Mariolino” venne dunque arrestato – Corrado Bonfantini riuscì invece a fuggire – e condotto nella sede fascista della Compagnia “Tonoli”, al 31 di via del Sarto; mentre il giovane venne sottoposto ad interrogatorio alcuni agenti fascisti si diressero presso la sua abitazione, in viale San Michele del Carso, per una perquisizione. Il destino volle che il personale fascista intercettasse qui una telefonata destinata proprio a Mario Greppi: colui che rispose al telefono finse di essere Mario e diede appuntamento all’ignaro interlocutore in viale Baracca, presso il bar Motta: la trappola era pronta e Mario Greppi sarebbe stato l’esca. Il giovane partigiano fu portato in viale Baracca e lasciato apparentemente solo per non destare i sospetti di chi avrebbe dovuto incontrarlo, quando in realtà era sorvegliato a vista. Fu in quell’occasione che “mariolino” prese una decisione drastica: avrebbe tentato la fuga per le vie della città. Il giovane allora di scatto cominciò una corsa per cercare di far perdere le proprie tracce e si gettò su un tram in partenza. L’autista di questo, resosi conto della situazione, partì ugualmente ma il personale fascista si diede all’inseguimento, aprendo il fuoco contro il mezzo. Mario allora si lanciò dal tram ma fu intercettato da un milite che gli sparò all’altezza del petto. Il partigiano matteottino fu portato in ospedale con un brutta ferita al polmone e morì due giorni dopo, il 23 agosto 1944. La famiglia Greppi perse così uno dei suoi membri più giovani durante la lotta di Liberazione ma continuò il suo percorso verso l’Italia democratica e repubblicana: Antonio Greppi, padre di “Mariolino”, venne nominato sindaco della città di Milano nei giorni della Liberazione. 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano – San Vittore
Indirizzo: viale San Michele del Carso, 5
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46524 – Longitudine 9.16460

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FONTI

Bibliografia

E. Massara, Antologia dell’Antifascismo e della Resistenza novarese: uomini ed episodi della lotta di liberazione, Novara, Tipolitografia «Grafica Novarese», 1984

Antonio Greppi, Il bravo ragazzo, Milano, Ceschina, 1951

Sitografia

C. Vallauri, Greppi Antonio, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it consultato il 28/11/2024

M. C. Cebrelli, “Hai sulla fronte le insegne del giusto”, 75 anni fa l’assassinio di Mario Greppi, articolo pubblicato sul sito www.varesenews.it consultato il 30/11/2024

R. Cenati, La fine tragica del partigiano “Mariolino” Greppi, articolo pubblicato sul sito www.patriaindipendente.it consultato il 29/11/2024

D. Messina, Milano, 1944: il giovane partigiano Mario Greppi ucciso dai fascisti, articolo pubblicato sul sito milano.corriere.it consultato il 27/111/2024

ANPI Comitato provinciale di Milano, I luoghi del terrore nazifascista, articolo pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 30/11/2024

ANPI, Mario Greppi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 29/11/2024

Casellario Politico Centrale – CPC, Greppi Antonio, scheda pubblicata sul sito dati.acs.beniculturali.it consultato l’1/12/2024 

Greppi Mario, Tessera di riconoscimento delle qualifiche partigiane, pubblicata sul portale  partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 30/11/2024

G. Scirocco, L. Borgomaneri, Episodio di Piazza Piola e Viale San Michele del Carso, Milano, 21-23.08.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato l’1/12/2024

Museo partigiano, Associazione Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio, Mario Greppi, profilo biografico pubblicato sul sito www.museopartigiano.it consultato il 2/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 23/8/1944

Cognome / Nome: Greppi Mario; Greppi Antonio

Formazioni d’appartenenza: Brigate Matteotti

Data/e opera: 1945

Autore/i: Costantino Affer

Note: targa visibile e liberamente accessibile

contatti

TARGA IN MEMORIA DI MARIO GREPPI A MILANO

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ABITAZIONE DI MARIA ARATA, IN VIA GAROFALO A MILANO

ABITAZIONE DI MARIA ARATA, IN VIA GAROFALO A MILANO

ABITAZIONE DI MARIA ARATA, IN VIA GAROFALO A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Dinanzi alla casa in cui Laura Conti e Maria Arata vennero arrestate non è stata posizionata alcuna lapide; ma si è scelto comunque di geolocalizzare questo luogo per ricordarne l’importanza, a maggior ragione in assenza di artifici commemorativi. 

Maria Arata nacque a Massa Carrara il 14 dicembre del 1921. Si trasferì dalla provincia Toscana a Milano nel 1926 quando suo padre, ragioniere capo della provincia di Massa e Carrara, fu costretto a dimettersi poiché iscritto al Partito socialista italiano – PSI. Nella città lombarda la giovane si iscrisse all’università, ottenendo la specializzazione in studi botanici; all’attività di docente presso il liceo Carducci affiancò quella di assistente di Botanica all’interno dell’ambiente universitario. Maria Arata sviluppò un personale modo di intendere l’antifascismo, ereditato certamente in parte dall’ambiente familiare; le fu naturale entrare a  far parte dei gruppi clandestini che si organizzavano in funzione antifascista nei luoghi della cultura. 

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Durante il periodo della Resistenza l’Arata si occupò della diffusione di materiale propagandistico e della raccolta di risorse da destinare alla formazioni partigiane foranee, cioè attive fuori dai grandi centri abitati del Nord Italia.

Il 4 luglio del 1944 in via Garofalo 44, proprio nella casa di Maria Arata, si tenne una riunione tra giovani socialisti condotta da Ada Buffulini – nata a Trieste nel 1912 – alla quale partecipò, tra gli altri, anche Laura Conti.

Laura Conti nacque a Udine il 1° marzo 1921. In gioventù si trasferì diverse volte al seguito della famiglia, stabilendosi prima a Trieste e successivamente a Verona. La famiglia Conti arrivò infine a Milano, dove Laura si iscrisse all’università presso la Facoltà di Medicina. Di indole curiosa, la giovane ebbe modo di sviluppare un antifascismo certamente orientato dagli insegnamenti familiari che tuttavia si innestava sulle particolarità del suo carattere. La Conti mal tollerava le imposizioni ed i controlli che la società patriarcale del tempo instaurava sulle donne e pertanto spontaneamente vi si ribellava. Ecco dunque che al suo antifascismo si accompagnavano aspirazioni per un radicale cambiamento della società che sarebbe dovuta nascere dalle ceneri della guerra e del fascismo. Durante la Resistenza, nel gennaio 1944, la giovane entrò a far parte dei gruppi milanesi del Fronte della gioventù, l’organizzazione ideata da Eugenio Curiel per coordinare giovani di ogni provenienza sociale nella lotta contro il nazifascismo. Laura Conti entrò nel Fronte in rappresentanza del Partito socialista italiano di unità proletaria – PSIUP: tra i compiti che le vengono assegnati quello di diffondere propaganda antifascista ed antitedesca nelle caserme.

Quale potesse essere l’impegno e la divisione dei compiti di quelle giovani donne lo spiega bene la stessa Ada Buffalini in una delle sue memorie: 

«Ma che razza di “lavoro” era il vostro? mi direte; e io potrei rispondervi, secondo i dati ufficiali, che il nostro lavoro era militare, assistenziale o politico. Le compagne addette al lavoro militare portavano ordini, indirizzavano i giovani alle formazioni partigiane, si dedicavano al trasporto di armi e di esplosivi, facevano lavoro di spionaggio nelle caserme; quelle addette al lavoro assistenziale preparavano vestiario per i partigiani, portavano i soccorsi alle famiglie dei carcerati e dei caduti, si occupavano di sistemare i fuggiaschi e gli evasi; quelle destinate al lavoro più propriamente politico dovevano diffondere la dottrina socialista tra le persone di buona volontà, ancora politicamente poco orientate, scrivere articoli e manifesti, provvedere alla stampa e alla diffusione dei giornali» (Buffulini, 2015, p. 58).

Quel 4 luglio Laura Conti, senza rendersi conto di esser pedinata, condusse involontariamente il personale fascista in via Garofalo, nel luogo della riunione clandestina. Tutti i partecipanti vennero arrestati dalla Guardia nazionale repubblicana: la maggior parte di essi venne rilasciata, ma ciò non avvenne per le tre donne. Laura Conti, Ada Buffulini e Maria Arata vennero incarcerate a San Vittore, sotto il controllo dell’Ufficio politico investigativo – UPI (ovvero la polizia fascista), per poi passare nel braccio del carcere controllato dai tedeschi. Per le tre ebbe così inizio il calvario della deportazione, che le portò al campo di concentramento e di transito di Bolzano. La Conti e la Buffulini rimasero detenute a Bolzano, mentre Maria Arata cominciò il suo viaggio per Ravensbruck, il campo di concentramento a maggioranza femminile costruito ad un’ottantina di km dalla città di Berlino. 

Ada Buffulini e Laura Conti  – rispettivamente con i numeri di matricola 3795 e 3786 – non si persero d’animo, anzi, si adoperarono per portare avanti un’opera di opposizione all’interno del campo. Tra le azioni maggiormente significative del comitato clandestino di resistenza attivo all’interno del campo di Bolzano – diretto per sei mesi dalla stessa Buffulini – vi fu la stesura di un documento che testimoniava le misere condizioni di vita dei detenuti. Il pezzo in questione venne consegnato ad elementi esterni al campo e trovò una notevole risonanza; pubblicato su cartacei quali «Avanti!» e lo svizzero «Libera Stampa», venne riproposto perfino dalla famosa Radio Londra, provocando le ire e le reazioni tedesche.

Nonostante le ferite morali e fisiche, tutte e tre le donne riuscirono a sopravvivere. 

Maria Arata, che dei circa dieci arrestati di quel 4 luglio fu l’unica ad essere deportata in Germania, venne liberata dalle forze armate sovietiche il 30 aprile 1945. Dopo la guerra riprese il lavoro di insegnante. Ripercorse la sua vicenda di deportazione in un libro uscito con l’editore Mursia nel 1979, intitolato Il ponte dei corvi: diario di una deportata a Ravensbruck.

Laura Conti dopo essere stata liberata dal lager di Bolzano ritornò a studiare, laureandosi in medicina nel 1949. A fianco della professione sanitaria – come traumatologa e ortopedica dell’infanzia per l’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) – intraprese una carriera politica che ne sottolineò la forte sensibilità alle differenti questioni sociali. La Conti si iscrisse al Partito Comunista nel 1951 e, dopo un trascorso in Comune e in Regione, venne eletta nel 1987, in qualità di deputata alla Camera, nella Commissione per l’Agricoltura (collegio Firenze-Pistoia). Ambientalista sincera ed impegnata, nel suo dopoguerra portò avanti battaglie contro gli abusi edilizi ed i crimini ambientali, come ad esempio nel caso del disastro di Seveso (1976). Fu anche promotrice del Comitato scientifico di Legambiente e sostenne battaglie in favore del diritto all’aborto e per l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole. Portò avanti le sue idee tra le pagine di pubblicazioni come «l’Unità», ma scrisse anche libri sulla sua personale storia di deportazione (La condizione sperimentale, pubblicato nel 1965 da Mondadori) e sulla questione del rapporto tra uomo e ambiente: il libro del 1977, Che cos’è l’ecologia: capitale, lavoro e ambiente, è uno dei testi chiave per comprendere la nascita e lo sviluppo della questione ecologica in Italia.

Ada Buffulini, dopo essere stata liberata, rimarrà comunque nel campo di Bolzano per una ventina di giorni per perseguire due obiettivi: assistere i detenuti malati lì presenti e portare avanti la battaglia politica socialista, diffondendo materiale di propaganda e contribuendo ad organizzare il partito in città. Dopo il ritorno a Milano la Buffulini entrò nella direzione nazionale del Partito Socialista, per poi aderire, nell’anno della scissione di Palazzo Barberini, al Partito comunista italiano – PCI. Ada Buffulini non dimenticò mai la sua vicenda nel campo di Bolzano e si spese per tramandare la memoria di quanti avevano subito un’analoga sorte; entrò nell’Associazione nazionale ex deportati – ANED, il cui lavoro ancora oggi è fondamentale per quanti cerchino approfondimenti relativi al tema della deportazione, in particolar modo dall’Italia.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Garofalo, 44
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.482955 – Longitudine 9.219335

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FONTI

Bibliografia

A. Buffulini, Quel tempo terribile e magnifico. Lettere clandestine da San Vittore e dal lager di Bolzano e altri scritti, a cura di Dario Venegoni, Mimesis, Milano, 2015

ANED MILANO, I nuovi testimoni dei lager. Figli e  nipoti di deportati raccontano, a cura di S. Ranieri e D. venegoni, Milano, Mimesis, 2010

V. Fieramonte, La via di Laura Conti: ecologia, politica e cultura a servizio della democrazia, Enciclopediadelledonne.it, 2021

Sitografia

ANPI, Maria Arata, scheda biografica pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 19/11/2024

Fondazione memoria della deportazione, Oltre quel muro. La resistenza nel campo di Bolzano 1944-45, mostra documentaria di Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi pubblicata sul sito fondazionememoriadeportazione.it consultato il 19/11/2024

Il campo di Ravensbrück e la testimonianza di Maria Arata, articolo pubblicato sul sito www.fondazionememoriadeportazione.it consultato il 19/11/2024

G. Mariatti, Ravensbruck, articolo pubblicato sul sito deportati.it consultato il 19/11/2024

Liberation Route Europa, Ada Buffulini, profilo biografico pubblicato sul sito ìwww.liberationroute.com consultato il 19/11/2024

F. Patuelli, Conti Laura, profilo biografico pubblicato sul sito scienzaa2voci.unibo.it consultato il 19/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 4/7/1944

Cognome / Nome: Buffulini Ada; Arata Maria; Conti Laura 

Formazioni d’appartenenza: Fronte della gioventù, Partito Socialista Italiano

Data/e opera: /

Autore/i: /

Note: Sul luogo dei fatti non esiste alcuna lapide; a Laura Conti è dedicato in Milano un giardino pubblico tra via Michelino da Besozzo e via Chiari.

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ABITAZIONE DI MARIA ARATA, IN VIA GAROFALO A MILANO

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LAPIDE IN MEMORIA DI SERGIO TAVERNARI, A MILANO – ZONA PORTA MAGENTA

LAPIDE IN MEMORIA DI SERGIO TAVERNARI, A MILANO – ZONA PORTA MAGENTA

LAPIDE IN MEMORIA DI SERGIO TAVERNARI, A MILANO – ZONA PORTA MAGENTA

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Appena sopra l’ingresso al civico 2 di via Capponi è affissa una lapide in materiale marmoreo dedicata alla memoria di Sergio Tavernari. 

Sergio Tavernari nacque a Forlì il 4 maggio 1923 da Giulio Tavernari ed Elena Ulisse. Residente a Bologna, il ragazzo studiò al liceo Galvani per poi iscriversi alla facoltà di giurisprudenza. Poiché troppo giovane per combattere allo scoppio del conflitto, si decise per l’arruolamento volontario nelle file della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale – MVSN, nella Coorte autonoma universitaria di Bologna; seguì poi un corso per allievi ufficiali. In seguito agli avvenimenti del settembre 1943 egli decise di aderire alla Resistenza per combattere attivamente i tedeschi. La formazione entro la quale fu inquadrato era la Brigata “Paolo Poet”, operante nel capoluogo emiliano-romagnolo. Tavernari raggiunse il sud Italia ormai liberato ed una volta arrivato a Bari fece domanda per mettersi al servizio del Comando alleato. Il giovane venne addestrato per essere successivamente inviato in territorio occupato, nel nord Italia dunque, e qui svolgere funzioni di collegamento radio tra i comandi alleati e le forze della Resistenza. Giunto nell’Italia settentrionale via mare, Tavernari stabilì la sede della sua attività clandestina nella città di Milano, al civico n°2 di via Capponi. 

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Operò con la qualifica di marconista di missione e nel pericoloso compito si trovò a collaborare con il partigiano Gastone Piccinini, che svolgeva in questo contesto il ruolo di 2° Capo radiotelegrafista (come indicato sulla tessera di riconoscimento della qualifiche partigiane di quest’ultimo). 

All’interno dell’abitazione in via Capponi si trovò ad operare così una delle tante stazioni radio che furono attive nell’Italia occupata tra il 1943 ed il 1945. Per i tedeschi la questione delle ricetrasmittenti che passavano informazioni agli alleati rappresentava un fastidioso problema; spie e delatori erano costantemente a caccia delle basi in cui queste si nascondevano. Tavernari e Piccinini vennero fatti oggetto di una segnalazione, probabilmente ad opera di un abitante dello stesso palazzo, ed in breve tempo il civico n° 2 fu posto sotto assedio da truppe tedesche: era il 20 maggio 1944. Gli addetti alla stazione radio di via Capponi, accortisi di essere circondati, rifiutarono di arrendersi e, distrutti l’apparecchio radio e i documenti compromettenti, si prepararono a combattere. I colpi delle armi da fuoco cominciarono a rimbombare nel palazzo e la sparatoria andò avanti sino al momento in cui Tavernari e Piccinini terminarono le munizioni. I due marconisti, forse per onore, forse per timore delle torture cui sarebbero andati incontro dopo la cattura, preferirono darsi la morte: si lanciarono entrambi dal quinto piano dell’edificio. Tavernari morì sul colpo, mentre Piccinini, anche se gravemente ferito, sopravvisse. Dopo la guerra Tavernari – caduto – e Piccinini – rimasto invalido – furono entrambi insigniti della Medaglia d’oro al valor militare per quanto fatto durante la Resistenza.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Piero Capponi, 2
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.468009 – Longitudine 9.157124

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FONTI

Sitografia

N. S. Onofri, Sergio Tavernari, profilo e scheda biografica pubblicati sul sito www.storiaememoriadibologna.it consultato il 28/11/2024

ANPI – Comitato provinciale di Milano, scheda biografica pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 30/11/2024

ANPI, Sergio Tavernari, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 28/11/2024

Piccinini Gastone, profilo biografico pubblicato su www.combattentiliberazione.it consultato il 29/11/2024

Piccinini Gastone, scheda di riconoscimento delle qualifiche partigiane pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 29/11/2024

Tavernari Sergio, scheda di riconoscimento delle qualifiche partigiane pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 29/11/2024

Sito Ufficiale del Gruppo delle Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, Tavernari Sergio, scheda pubblicata sul sito www.movm.it consultato il 30/11/2024

Sito Ufficiale del Gruppo delle Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, Piccinini Gastone, scheda pubblicata sul sito www.movm.it consultato il 30/11/2024

U. Murri, Lastra in memoria di Sergio Tavernari – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato i 28/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 20/5/1944

Cognome / Nome: Tavernari Sergio; Piccinini Gastone

Formazioni d’appartenenza: Brigata “Paolo Poet”

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non conosciuto

Note: lastra visibile e liberamente accessibile

contatti

LAPIDE IN MEMORIA DI SERGIO TAVERNARI, A MILANO – ZONA PORTA MAGENTA

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