LAPIDE IN RICORDO DI ATTILIO CORRUBIA A LAURIA

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Figlio di Giovanni Corrubia, geometra del catasto, e di Margherita Ginnasi, Attilio Corrubia nacque il 30 gennaio 1918 ad Avellino, e non a Barile (Potenza), paese natale del padre e della madre, come si riteneva inizialmente. Nell’ottobre del 1939 interruppe gli studi di giurisprudenza all’università di Bari, e fu ammesso al Corso allievi ufficiali dell’Accademia della Guardia di Finanza, ottenendo nel settembre 1941 il brevetto da sottotenente e venendo inviato nel V Battaglione della Guardia di Finanza di stanza in Grecia, nel Peloponneso. A inizio settembre 1943 Attilio venne promosso al grado di tenente; dopo l’armistizio dell’8 settembre, aderì con convinzione alla Resistenza antinazista, militando nel battaglione partigiano greco “Elas”, braccio armato del locale Fronte di liberazione nazionale, attivo principalmente nella periferia della Grecia occidentale, nella zona di Kalavrita. Spostatosi a inizio 1944 nella zona del villaggio di Arfarà-Abele, all’alba del 19 gennaio 1944 venne catturato dai tedeschi e sottoposto a interrogatori e atroci torture; nonostante le sofferenze e lo sfinimento, Corrubia non fornì mai indicazioni inerenti al proprio gruppo resistente.

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Il 24 gennaio 1944, all’età di venticinque anni, venne impiccato sulla piazza di Eghion; non sappiamo dove venne sepolta la salma. Il giovane martire nel 1957 venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Aiutante maggiore di battaglione dislocato nel Peloponneso, riusciva a sottrarsi all’atto dell’armistizio alla cattura da parte delle truppe tedesche e si aggregava a banda partigiana greca, seguendone la rischiosa attività. Catturato in seguito a delazione e sottoposto a sevizie, si rifiutava di fornire qualsiasi elemento che potesse giovare al nemico. Condannato a morte mediante impiccagione, affrontava la prova suprema con intrepida fierezza ed ardimentosa serenità. Grecia, settembre 1943-gennaio 1944”.

In Basilicata, nel comune di Lauria (Potenza), gli è stata intitolata la caserma della Guardia di Finanza. Al suo interno è presente una lapide quadrata in marmo chiaro lucido, inaugurata nel 2004, che reca un’iscrizione in bronzo recitante la motivazione del conferimento della Medaglia d’oro. Dal 5 luglio 2023 pure la caserma della Guardia di Finanza di Avellino, paese natale di Attilio Corrubia, porta il suo nome.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Lauria
Indirizzo: via Caduti VII Settembre 1943, 2
Comune: Lauria
Provincia: Potenza (PZ)
Regione: Basilicata
Coordinate geografiche: Latitudine 40.04061 – Longitudine 15.83525

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FONTI

Sitografia

Attilio Corrubia, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 9/3/2025

Attilio Corrubia, Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria”, articolo pubblicato sul sito www.giornidistoria.net consultato il 9/3/2025

Guardia di Finanza, Lastra al S.Ten. Attilio Corrubia M.O.V.M. alla memoria – Compagnia G.d.F. – Lauria, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 9/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 23/1/1944

Cognome / Nome: Corrubia Attilio

Formazioni d’appartenenza: Guardi di Finanza; battaglione “Elas”

Data lapide: 21/10/2004

Autore: non conosciuto

Note: lapide non visibile e non liberamente accessibile, poiché posta all’interno della caserma della Guardia di Finanza

contatti

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PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI FRANCESCO MOSCHETTINI A COPERTINO

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI FRANCESCO MOSCHETTINI A COPERTINO

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI FRANCESCO MOSCHETTINI A COPERTINO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Francesco Moschettini nacque il 5 dicembre 1920 a Copertino (Lecce). Purtroppo abbiamo a disposizione poche informazioni sulla sua biografia. Durante la Seconda guerra mondiale, combatté come militare del 9° Reggimento artiglieria. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fu arrestato dai tedeschi in Istria, a Pola, il 9 settembre 1943, e subito deportato in Germania come IMI (Internati militari italiani), destinato ai lavori forzati. Morì per malattia e stenti, all’età di ventitré anni, il 28 febbraio 1944 nello stammlager VF9-1361 Krefeld-Fichenpeis, campo di concentramento situato nel Land tedesco della Renania Settentrionale-Vestfalia. È stato sepolto nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (riquadro 4, fila W, tomba 28).

Il 13 gennaio 2019 è stata posta una pietra d’inciampo a Copertino, in via Vittorio Veneto 5, all’esterno dell’abitazione di Moschettini; essa reca incisa, sulla lastra in ottone visibile, l’iscrizione a lettere capitali: 

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“QUI ABITAVA / FRANCESCO / MOSCHETTINI / NATO 1920 / INTERNATO MILITARE / ARRESTATO 9.9.1943 / ASSASSINATO 28.2.1944 / FICHTENHAIN”

Il soldato del 9° Reggimento artiglieria non va confuso con un altro Francesco Moschettini (1914-1945) suo omonimo, anch’egli pugliese, ricordato a Milano da una pietra d’inciampo in via Mario Giuriati 17.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Copertino
Indirizzo: via Vittorio Veneto, 5
Comune: Copertino
Provincia: Lecce (LE)
Regione: Puglia
Coordinate geografiche: Latitudine 40.27049 – Longitudine 18.04988

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FONTI

Sitografia

O. De Matteis, Pietre d’Inciampo. Un ricordo perenne che s’incontra sui marciapiedi di alcune città, articolo pubblicato sul sito www.aracne-galatina.it consultato il 16/3/2025

U. Murri, Pietra di inciampo a ricordo di Francesco Moschettini – Copertino (LE), scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 16/3/2025

Caduti in guerra: elenco LECCE e provincia (da Alessano a Muro Leccese), articolo pubblicato sul sito www.lagazzettadelmezzogiorno.it consultato il 16/3/2025

MOSCHETTINI FRANCESCO (1920), scheda pubblicata sul sito www.bibliotecadeleo.it consultato il 16/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 28/2/1944

Cognome / Nome: Moschettini Francesco

Formazioni d’appartenenza: 9° Reggimento artiglieria

Data pietra d’inciampo: 13/1/2019

Autore: Demnig Gunter

Note: pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile

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AURELIO PICCININO

AURELIO PICCININO

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Aurelio Piccinino nacque a Campobasso il 27 febbraio 1887. Trasferitosi a Bologna, durante la Seconda guerra mondiale venne mobilitato come maggiore di Cavalleria della riserva. L’8 settembre 1943, al momento dell’armistizio, era a capo del X Gruppo squadroni dei cavalleggeri guide in Liguria, nella caserma di Arma di Taggia (Imperia), incaricato della difesa della costa tra Ventimiglia e Riva Santo Stefano. Subito gli venne affidato il trasferimento dei propri soldati in Piemonte, a Mondovì (Cuneo); il 23 settembre venne fermato dai nazisti a Pieve di Teco (Imperia) assieme ad altri militari, disarmato e arrestato. I prigionieri italiani, costretti dai loro carcerieri ad arrivare a piedi sino al Colle di Nava, valico delle Alpi Liguri, una volta giunti a Ormea (Cuneo) furono messi su alcuni treni e spediti in Germania. Il maggiore Aurelio Piccinino, già rifiutatosi di obbedire all’ordine di decimare i suoi uomini durante i giorni dell’armistizio, ricusò convintamente di aderire alla Repubblica sociale italiana di Salò. Fu quindi inizialmente incarcerato nello Stalag (lager per i prigionieri di guerra) di Sandbostel (Bassa Sassonia) e, successivamente, in Polonia, nello Stalag 367 di Częstochowa.

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Provato per le sofferenze e le fatiche, qui morì il 22 giugno 1944, all’età di cinquantasette anni. Venne sepolto a Bielany, frazione della periferia settentrionale della città polacca di Varsavia, nel cimitero militare italiano in via Marymoncka 40. Piccinino venne insignito della Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

Non esistono lapidi, targhe o lastre che ricordino la figura di Aurelio Piccinino. 

A Campobasso, sua città natale, il 24 maggio 1956 è stato però eretto un monumento a ricordo dei caduti di tutte le guerre. Opera dello scultore ligure Luigi Venturini (1912-1998), formatosi a Carrara e attivo principalmente in Toscana, Liguria, Lazio e Abruzzo, il monumento è costituito da un imponente e slanciato obelisco a forma quasi conica in marmo travertino, poggiante su di una lastra. Reca scolpite svariate figure (un biplano, un paracadutista, un militare con maschera antigas, uno in agguato, un soldato ferito e uno in pericolo, un combattente al sacrificio, un mitragliere e la personificazione della Gloria che riceve in grembo l’Eroe), e incisa la scritta, a lettere capitali “CAMPOBASSO / AI SUOI / CADUTI”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Campobasso
Indirizzo: piazza della Vittoria
Comune: Campobasso
Provincia: Campobasso (CB)
Regione: Molise
Coordinate geografiche: Latitudine 41.55608 – Longitudine 14.65736

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Tag:

FONTI

Sitografia

Aurelio Piccinino, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato l’8/3/2025

I campobassani sepolti nei cimiteri militari italiani in Austria, Germania e Polonia, scheda pubblicata sul sito dimenticatidistato.wordpress.com consultato l’8/3/2025 

Campobasso: Monumento ai Caduti, scheda pubblicata sul sito www.italianostra.org consultato l’8/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 22/6/1944

Cognome / Nome: Piccinino Aurelio

Formazioni d’appartenenza: X Gruppo squadroni dei cavalleggeri guide

Data monumento: 24/5/1956

Autore: Venturini Luigi

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

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AURELIO PICCININO

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PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI PADRE PLACIDO CORTESE A PADOVA

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI PADRE PLACIDO CORTESE A PADOVA

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI PADRE PLACIDO CORTESE A PADOVA

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Placido Cortese, al secolo Nicolò Matteo Cortese, nacque il 7 marzo 1907 a Cherso, isola del Quarnaro (o Quarnero) dell’Adriatico settentrionale posta a sud dell’Istria, all’epoca facente parte dell’Impero asburgico, dopo la Prima guerra mondiale annessa all’Italia, nel 1947 ceduta alla Jugoslavia e oggi territorio della Croazia. Primogenito di Matteo Cortese, guardaboschi e guardia campestre, e Antonia Battaia, casalinga, nel 1920 iniziò a studiare presso il collegio di Camposampiero (Padova) dei Frati minori conventuali; compiuto l’anno di noviziato a Padova, nel convento della Basilica di sant’Antonio, adottando il nome di fra Placido, il 4 ottobre 1928 si tenne ad Assisi, nella Basilica di san Francesco, la sua professione solenne. Proseguì e portò a termine i propri studi al Collegio internazionale dell’Ordine a Roma e, il 6 luglio 1930, a ventitré anni, fu ordinato sacerdote nella chiesa del Pontificio seminario romano; il 7 luglio celebrò nell’Urbe la sua prima Messa e, domenica 13 luglio, una Messa solenne a Cherso. Inizialmente padre Placido venne destinato alla Basilica del Santo di Padova, dove si occupò specialmente dell’assistenza spirituale ai giovani e della confessione dei fedeli; alla fine del 1933 fu inviato come viceparroco a Milano, presso la Chiesa della Beata Vergine Immacolata e Sant’Antonio in viale Corsica, parrocchia dei Frati minori conventuali. Nel 1937 venne richiamato a Padova come direttore della rivista “Messaggero di Sant’Antonio”: in questo periodo strinse un legame fraterno con il cappuccino padre Leopoldo Mandić (1866-1942), confessore nel convento di Padova, beatificato nel 1976 da papa Paolo VI e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1983. Durante gli anni della Seconda guerra mondiale, padre Placido Cortese soccorse e assistette gli ebrei, i croati e gli sloveni internati nel campo di concentramento di Chiesanuova (Padova), dando loro conforto spirituale e, segretamente, recando lettere da parte delle famiglie, indumenti, medicinali e pacchi di viveri. 

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Tale lodevole azione caritativa venne incoraggiata anche da monsignor Francesco Borgongini Duca, nunzio apostolico in Italia e delegato pontificio per la Basilica di sant’Antonio. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, padre Placido si dedicò con fervore all’assistenza e alla salvaguardia di perseguitati politici, soldati alleati prigionieri, ricercati ed ebrei, cercando di sottrarli ai nazifascisti e, ove possibile, di farli espatriare in Svizzera.

In contatto con il Comitato di liberazione nazionale di Milano e con la rete informativa filo-alleata slovena, il frate assurse a punto di riferimento per il territorio patavino dell’associazione clandestina resistente “FRA.MA”, capitanata dai docenti universitari Ezio Franceschini e Concetto Marchesi; per far ciò, diede vita a una vera e propria “catena della salvezza” alla quale collaborarono coraggiosamente numerosi studenti e studentesse (citiamo, almeno, Majda Mazovec, Marija Ujcic, le sorelle Teresa, Lidia, Renata e Carla Liliana Martini). Il suo confessionale, collocato di fronte all’entrata della Cappella delle reliquie nella Basilica del Santo, diventò un punto di incontro e un crocevia di contatti e direttive, per mettere in salvo così più vite umane possibili servendosi di un linguaggio cifrato e frasi in codice; per realizzare documenti contraffatti da dare ai fuggitivi, utilizzò anche le fotografie lasciate come ex voto dai pellegrini sulla tomba di Sant’Antonio. Verso le tredici e trenta dell’8 ottobre 1944 il frate di Cherso venne attirato, con l’inganno, fuori dal convento e fu rapito da due individui; si seppe poi che era stato portato a Trieste, prigioniero dei nazisti. Il ministro provinciale dell’Ordine, padre Andrea Eccher, cercò inutilmente di liberarlo o di avere dai militari tedeschi informazioni su di lui, ma ricevette soltanto risposte evasive e imprecise. La verità venne a galla solamente negli anni Novanta: padre Placido Cortese fu interrogato e ferocemente torturato nel famigerato bunker di piazza Oberdan, quartier generale della Gestapo; nonostante le prolungate e atroci sevizie, non fece mai i nomi dei collaboratori alla “catena della salvezza”. A seguito dei ripetuti supplizi, morì nei primi giorni di novembre 1944, con ogni probabilità attorno al 15 novembre; il suo cadavere fu bruciato nel forno crematorio del campo di sterminio della Risiera di San Sabba. 

Il martire padre Placido Cortese è stato ricordato, negli anni a seguire, con omaggi e riconoscimenti; l’8 febbraio 2018 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli ha conferito la Medaglia d’oro al merito civile alla memoria. Il 21 gennaio 2021 è stata posta una pietra d’inciampo nel punto preciso dove il frate è stato prelevato e rapito dai nazifascisti; essa reca incisa, sulla lastra in ottone, l’iscrizione a lettere capitali “A PADOVA ABITAVA / P. PLACIDO CORTESE / NATO 1907 / ARRESTATO 8.10.1944 / INCARCERATO / TRIESTE SEDE GESTAPO / ASSASSINATO 15.11.1944”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Padova
Indirizzo: piazza del Santo 11, angolo con via Orto Botanico
Comune: Padova
Provincia: Padova (PD)
Regione: Veneto
Coordinate geografiche: Latitudine 45.40093 – Longitudine 11.88004

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FONTI

Bibliografia

P. Damosso, Padre Placido Cortese. Il coraggio del silenzio, Padova, Edizioni Messaggero di Sant’Antonio, 2006

C. L. Martini, Catena di salvezza. Solidarietà nella lotta contro la barbarie nazifascista, Padova, Edizioni Messaggero di Sant’Antonio, 2010

A. Tottoli, Padre Placido Cortese. Vittima del nazismo, Padova, Edizioni Messaggero di Sant’Antonio, 2020

Sitografia

Servo di Dio Padre Placido Cortese: Sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali (1907-1944), profilo biografico pubblicato sul sito www.padreplacidocortese.org consultato il 1/2/2025 

Una Pietra d’inciampo dell’artista Gunter Demnig ricorda fuori dalla Basilica del Santo a Padova padre Placido Cortese, articolo pubblicato sul sito www.santantonio.org consultato il 1/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: arresto 8/10/1944

Cognome / Nome: Cortese Placido

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data pietra d’inciampo: 21/1/2021

Autore: Demnig Gunter

Note: pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile

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MONUMENTO E OSSARIO AI PICCOLI MARTIRI DI GORLA A MILANO

MONUMENTO E OSSARIO AI PICCOLI MARTIRI DI GORLA A MILANO

MONUMENTO E OSSARIO AI PICCOLI MARTIRI DI GORLA A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Sin dal 1943 l’Italia e, in particolare, la città di Milano e il suo territorio, furono bersaglio di imponenti bombardamenti dell’aviazione angloamericana, specialmente a partire dall’armistizio dell’8 settembre 1943. L’episodio forse più tragico fu quello del 20 ottobre 1944, quando gli aerei della 15a Air Force sganciarono bombe sul quartiere residenziale di Gorla, ubicato nella periferia nord-orientale di Milano.

Attraverso l’intelligence, gli Alleati vennero a sapere che, tra le grandi fabbriche e aziende milanesi, la Breda di Sesto San Giovanni, l’Isotta Fraschini e l’Alfa Romeo erano occupate dai nazisti. Tramite l’ordine operativo 754 A del 19 ottobre 1944, firmato dal tenente colonnello Leroy L. Stefonowicz, si stabilì dunque di attaccare anche questi tre stabilimenti, oltre ad altri obiettivi quali raffinerie in Germania e Cecoslovacchia, servendosi di tre reparti della 15a Air Force. Nella fattispecie, trentasei bombardieri “B 24” del 451° Bomb Group furono incaricati di colpire la Breda. Gli aerei decollarono all’alba del 20 ottobre 1944 dall’aeroporto di Castelluccio dei Sauri (Foggia), e giunsero sopra il bersaglio prescelto poco prima delle 11:30, quando scaricarono 342 bombe da 500 libbre per circa 35 tonnellate; qualcosa, però, andò storto.

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Arrivati a circa 4 km a ovest dell’obiettivo, per un corto circuito dell’interruttore di sgancio vennero rilasciati gli ordigni dell’aereo di testa della prima ondata, imitato dagli altri velivoli: le bombe caddero nelle campagne circostanti. La seconda ondata, invece, imbroccata la rotta d’attacco, per errore si ritrovò a sudest della Breda e gettò ugualmente il carico, devastando così i quartieri abitati di Gorla, Turro e Precotto. Una vera e propria tragedia si ebbe nella scuola elementare “Francesco Crispi” di Gorla, rione colpito da circa 170 esplosivi sganciati attorno alle 11:25: alle 11:29 una bomba si infilò nella tromba delle scale dell’istituto scolastico, esplodendo e provocando il crollo dell’edificio. Subito iniziarono le attività di recupero dei bambini sepolti sotto le macerie, alle quali presero parte gli abitanti di Gorla, i Vigili del fuoco, gli operai delle fabbriche circostanti, gli addetti dell’Unione nazionale protezione antiaerea, alcuni militari presenti in zona, i fascisti della Guardia nazionale repubblicana e quelli della Legione autonoma mobile “Ettore Muti”; fondamentale fu l’attività del giovane sacerdote don Ferdinando Frattino (1916-2000), all’epoca vicario parrocchiale del quartiere. Intervenne prontamente anche l’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, per pregare per i defunti e portare conforto spirituale ai sopravvissuti. Alla fine, le vittime furono 184 bambini insieme a 19 tra maestri e bidelli (mentre, in generale, dopo quella strage sanguinaria a Milano si contarono 614 morti: nei medesimi giorni, infatti, gli esplosivi caddero pure a Crescenzago, in viale Padova, in viale Certosa, in via Emanuele Filiberto, in piazza Brescia, in via Caracciolo e sugli scali ferroviari di Greco e Farini). Questa fu l’ultima incursione di bombardieri della 15a Air Force sulla città.

La piazza dove sorgeva la scuola elementare di Gorla fu rinominata “piazza dei Piccoli Martiri”; già nel 1947 in loco fu eretto un ossario, dove vennero via via posti i resti delle vittime innocenti di questa drammatica vicenda, in un primo momento seppellite a Greco. Nel 1952 venne inaugurato un monumento alla memoria, opera di Remo Brioschi, scultore allievo di Arturo Martini e Armando Violi. L’opera mostra al centro, in cima a una breve scalinata, una scultura in bronzo con una madre addolorata, con il viso celato da un cappuccio, che regge tra le braccia il cadavere nudo del figlioletto. Dietro di lei, si erge una sobria struttura in granito, con due pilastri sormontati da un blocco recante la scritta a lettere capitali “ECCO LA GUERRA”, seguita dalla data “20-X-1944”; sul pilastro di sinistra si vede un aereo angloamericano che bombarda la scuola, su quello di destra il velivolo che si allontana lasciando dietro di sé macerie, distruzione e morte. Sul retro del monumento, due rampe di scale conducono alla cripta-ossario, dove campeggia un mosaico con il volto di Cristo, due figure dolenti e il corpo di uno dei piccoli martiri di Gorla adagiato su di un altare coperto da un sudario; la scena è sovrastata dall’iscrizione “E VI AVEVO DETTO DI AMARVI COME FRATELLI”.

Anche in anni recenti, l’immane tragedia di Gorla non è stata dimenticata, e resta sempre viva nella memoria grazie anche a iniziative culturali quali lo spettacolo teatrale del 2014 Gorla fermata Gorla su testo del drammaturgo e attore Renato Sarti, e il brano del 2025 “La bambina di Gorla” del cantautore Enrico Ruggeri.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Gorla
Indirizzo: piazza dei Piccoli Martiri
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.50416 – Longitudine 9.22394

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FONTI

Bibliografia

A. Rastelli, Bombe sulla città. Gli attacchi aerei alleati: le vittime civili a Milano, Milano, Mursia, 2000, pp. 139-154, pp. 213-250

G. Vignoli, I 184 bimbi di Gorla. Un crimine degli Americani, Roma, BastogiLibri, 2020

Sitografia

L. Bellaspiga, L’anniversario. 80 anni fa la strage di Gorla. Le bombe e la memoria, articolo pubblicato sul sito www.avvenire.it consultato il 9/2/2025

E. Bricchetti, Milano – Monumento ai Piccoli Martiri di Gorla, scheda pubblicata sul sito www.ecomuseomartesana.it consultato il 9/2/2025

Brioschi Remo, scheda pubblicata sul sito dizionariodartesartori.it consultato il 9/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 20/10/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data monumento: 1947 (ossario); 1952 (monumento)

Autore: Brioschi Remo

Note: monumento visibile e non liberamente accessibile. Orari d’accesso all’ossario contingentati

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MONUMENTO E OSSARIO AI PICCOLI MARTIRI DI GORLA A MILANO

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