LAPIDE IN MEMORIA DI ANTONIA FRIGERIO CONTE A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI ANTONIA FRIGERIO CONTE A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI ANTONIA FRIGERIO CONTE A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nel cortile del civico n° 4 di via Val Cismon una lapide apposta al muro del palazzo ricorda la figura di Antonia Frigerio Conte. Si tratta di un lapide in materiale marmoreo con apparato testuale in colore rosso, ormai sbiadito dal tempo.
Antonia Frigerio nacque a Cassina de’ Pecchi, ad una quindicina di km da Milano, il 14 dicembre 1904, da Eugenia Gerosa e Gerolamo Frigerio.
Segretaria nello studio di Luciano Elmo (avvocato ed esponente liberale), durante la Resistenza collaborò alle attività del movimento antifascista clandestino. Lo studio di Elmo in viale Regina Margherita fu infatti uno dei centri nevralgici della lotta al nazifascismo nel milanese, in quanto sede militare operativa del Partito Liberale. Antonia Frigerio ed altri cospiratori vennero catturati sul luogo di lavoro nel primo pomeriggio del 31 luglio 1944, da militi della Repubblica sociale italiana – RSI. 

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I documenti trovati nello studio – tra cui figuravano rendicontazioni riguardanti le sovvenzioni destinate alle formazioni partigiane – contribuirono a far catturare complessivamente una ventina di antifascisti, tra i quali, oltre ad Antonia, risultavano lo stesso Elmo, il generale Guglielmo Barbò, Lucilio Salvatore, Raffaele Gilardino e Augusto Cognasso.

La Frigerio venne portata presso il carcere di San Vittore dove, pur sottoposta a violente torture, mantenne i delicati segreti cospirativi di cui era a conoscenza, tra i quali figuravano nomi di personaggi compromessi, codici per messaggi radio cifrati e ubicazioni delle sedi clandestine sparse per la città. La partigiana venne passata in consegna ai tedeschi che la destinarono alla deportazione. Il giorno 7 settembre 1944 la Frigerio partì su un convoglio diretto al campo di Bolzano-Gries; con lei viaggiavano Laura Conti e Maria Arata. Mentre Luciano Elmo, anch’egli catturato e deportato, riuscì a lanciarsi dal treno che lo avrebbe condotto a Mauthausen; Antonia Frigerio, il 5 ottobre 1944, fu trasferita al campo di Ravensbruck, una realtà concentrazionaria prevalentemente femminile, ad un’ottantina di Km da Berlino. La partigiana, alla quale venne assegnato il numero di matricola 77336, venne assassinata nelle camere a gas di suddetto campo il 26 marzo 1945 in seguito ad una selezione.  

Nell’aprile del 1965, nel ventesimo anniversario della Liberazione, il marito di Antonia, Leone Conte, fece apporre una lapide nel luogo in cui si era stabilito dopo la guerra, in via Val Cismon 4. 

Poiché vittima di deportazione, ad Antonia Frigerio è stata dedicata una pietra d’inciampo, posizionata dinanzi all’ingresso della sua residenza, al civico 19 di via Santa Eufemia. La figura di Antonia Frigerio è ricordata nel libro di Maria Arata, sopravvissuta alla prigionia di Ravensbruck, Il ponte dei Corvi (1979).

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano – Niguarda
Indirizzo: via Val Cismon, 4
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.505799 – Longitudine 9.195505

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FONTI

Fonti d’archivio

Istituto Nazionale Ferruccio Parri, fondo Corpo Volontari della Libertà, b. 166, fasc. 536, «F. Caduti partigiani, biografie incomplete»

Sitografia

ANPI, Antonia Frigerio Conte, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 4/12/2024

Antonia Frigero Conte, profilo biografico pubblicato sul sito www.pietredinciampo.eu consultato il 4/12/2024

G. Mariatti, Ravensbruck, articolo pubblicato sul sito deportati.it consultato il 5/12/2024

Milano ricorda Antonia Frigerio Conte. Una pietra d’inciampo e un luogo di memoria, articolo pubblicato sul sito www.fondazionememoriadeportazione.it consultato il 4/12/2024

R. Pace, Noi, le altre. Le donne liberali nella Resistenza, tesi di dottorato pubblicata sul sito iris.uniroma1.it consultato il 4/12/2024

Antonia Frigerio, scheda pubblicata sul sito storymaps.arcgis.com consultato il 5/12/2024

D. Venegoni, M. Guerri, Volti nei lager, testo pubblicato sul sito www.novecento.org consultato il 5/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 1965

Cognome / Nome: Frigerio Antonia

Formazioni d’appartenenza: non dichiarata

Data/e opera: 1965

Autore/i: non conosciuto 

Note: lapide visibile ma non liberamente accessibile

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LAPIDE IN MEMORIA DI ANTONIA FRIGERIO CONTE A MILANO

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LAPIDE A RICORDO DELL’OCCUPAZIONE DELLA SEDE DELL’ENTE ITALIANO AUDIZIONI RADIOFONICHE – EIAR, A MILANO

LAPIDE A RICORDO DELL’OCCUPAZIONE DELLA SEDE DELL’ENTE ITALIANO AUDIZIONI RADIOFONICHE – EIAR, A MILANO

LAPIDE A RICORDO DELL’OCCUPAZIONE DELLA SEDE DELL’ENTE ITALIANO AUDIZIONI RADIOFONICHE – EIAR, A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

All’interno dell’atrio della caserma della Guardia di Finanza, al n° 25 di corso Sempione, è affissa una lapide che ricorda la liberazione dell’edificio durante i giorni dell’insurrezione, nell’aprile del 1945. La lapide è di materiale marmoreo e reca delle lettere in rilievo in bronzo. L’apparato testuale è preceduto dallo stemma, sempre in bronzo, della Guardia di Finanza. Sulla lapide si legge:
«QUESTO PALAZZO ALLORA SEDE DELL’EIAR 
E DELLA STAZIONE RADIO DI MILANO
FU OCCUPATA NELLA NOTTE
TRA IL 25 ED IL 26 APRILE 1945
DA UN REPARTO DI FINANZIERI
NEL QUADRO DEL PIANO DI INSURREZIONE
ATTUATO DALLA GUARDIA DI FINANZA
PER ORDINE DEL C.L.N.A.I
NEL MOMENTO IN CUI 
LA RINNOVATA INFRASTRUTTURA
VIENE DESTINATA A SEDE
DI COMANDI DEL CORPO
LE FIAMME GIALLE
RIVOLGONO UN MEMORE PENSIERO
AI COMMILITONI CADUTI
PER LA CAUSA DELLA LIBERTA’
MILANO 29-11-1983
IL COMANDANTE GENERALE

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La mattina del 25 aprile, alle ore 08:00, il Comitato di Liberazione nazionale Alta Italia – CLNAI si riunì in via Copernico; il programma insurrezionale venne votato all’unanimità. La battaglia per la città di Milano, preannunciata dagli scioperi e cominciata dalle formazioni garibaldine, dalle GAP e dalle SAP, il 24 aprile, divampò. Le formazioni partigiane ricevettero ordini precisi: gli obiettivi erano i centri del potere nazifascista e i luoghi di produzione. Cominciò così una lotta che vide unità partigiane gettarsi all’assalto di palazzi istituzionali, caserme, sedi di giornali, impianti radio e aeroporti; nella conquista degli stabilimenti industriali un contributo fondamentale venne dagli operai, i quali avevano già cominciato ad occupare i luoghi di lavoro sostenuti dai membri delle SAP. La risposta tedesca fu violenta ed alcuni obiettivi passarono di mano più volte nel corso della lotta. Più o meno lo stesso accadde in altre grandi città ancora occupate; per quanto riguarda le rimanenti metropoli del triangolo industriale, a Torino le lotte per il controllo degli stabilimenti furono aspre ma il nemico venne costretto a chiudersi progressivamente nel centro città e poi alla fuga; Genova fece scuola, liberandosi da sola e costringendo alla resa l’intero dispositivo militare tedesco, caso eccezionale nella storia della Resistenza.

Tra i reparti impegnati nella Liberazione del capoluogo lombardo figuravano unità della Guardia di Finanza, un corpo capace di mantenere la propria integrità pur sotto la Repubblica sociale italiana – RSI e che anzi dimostrò di sostenere la Resistenza in più occasioni. La III Legione della Guardia di Finanza, stanziata in Milano e comandata allora dal colonnello Alfredo Malgeri (classe 1892), sarebbe presto entrata in azione in questo contesto. Fu Malgeri a ricevere alle ore 22:00 del 25 aprile l’ordine di attaccare con i suoi uomini una serie di obiettivi prestabiliti. Le direttive provenivano direttamente dal Comando Piazza del Corpo volontari della libertà – CVL. 

Un reggimento di finanzieri, composto da circa 450 unità, avrebbe dovuto occupare i palazzi del Governo e della Provincia, la sede del comando dell’esercito della RSI e la sede dell’Ente italiano audizioni radiofoniche – EIAR. Gli uomini della III legione della GDF lasciarono dunque la loro caserma di via Melchiorre Gioia e si diressero alla volta dei propri obiettivi, che vennero raggiunti. La mattina del 26 aprile, alle ore 08:00, Malgeri fece suonare tre volte l’allarme antiaereo della città: era il segnale che annunciava l’avvenuta liberazione di Milano. Oggi, al numero 25 di corso Sempione ha sede il Comando interregionale dell’Italia Nord-occidentale della GDF e la caserma prende il nome di “XXV aprile”.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano – zona Sempione
Indirizzo: corso Sempione, 25
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.479014 – Longitudine 9.167385

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FONTI

Bibliografia

A. Malgeri, L’occupazione di Milano e la liberazione, Milano, Comune di Milano – Raccolte storiche, 2005 (ed. Orig. 1947)

Sitografia

Alfredo Malgeri, articolo pubblicato sul sito www.liberationroute.com consultato il 2/12/2024 

Lapide all’occupazione del Palazzo dell’EIAR e della Stazione Radio, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 3/12/2024

R. Cenati, Gli angoli della Milano occupata e dei giorni dell’insurrezione, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 3/12/2024  

E. Tonizzi, Insurrezione e liberazione di Genova, saggio pubblicato su  www.italia-liberazione.it consultato il 3/12/2024

Patria indipendente, E per le strade di Milano insorta si combatte tra le case e le fabbriche, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 2/12/2024

UNIMRI – Unione Nazionale Insigniti Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Alfredo Malgeri, articolo pubblicato sul sito www.unimri.it consultato il 3/12/2024

Rai-Radiotelevisione italiana, voce pubblicata sul sito www.treccani.it consultato il 3/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 25-26/4/1945

Cognome / Nome: Malgeri Alfredo

Formazioni d’appartenenza: IIIa legione della Guardia di Finanza

Data/e opera: Non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa il 29/11/1983 

Autore/i: non conosciuto

Note: la lapide si trova nell’atrio dell’ingresso della caserma XXV Aprile della Guardia di Finanza, pertanto risulta non sempre visibile ne accessibile

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I CADUTI DELLA PIRELLI DI MILANO – BICOCCA

I CADUTI DELLA PIRELLI DI MILANO – BICOCCA

I CADUTI DELLA PIRELLI DI MILANO – BICOCCA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Poco distante dall’Università degli Studi di Milano Bicocca, si trova un viale dedicato ai fratelli Piero e Alberto Pirelli, sul quale affacciano alcuni edifici della storica fabbrica “Pirelli” per la produzione di articoli in gomma. Qui, non vi sono targhe o lapidi commemorative: il sacrificio dei lavoratori Pirelli per la lotta di liberazione, che tra il 1943 ed il 1945 persero la vita in seguito ad azioni o dimostrazioni contro il nazifascismo, è ricordato non lontano da qui, con una targa dedicata ai “compagni di lavoro che sul cammino radioso della libertà furono stroncati dalla barbarie nazifascista”, che il 23 novembre 1945 venne murata sul fabbricato 95, la portineria dello stabilimento in viale Sarca 222.

In seguito all’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, i tedeschi cominciarono ad occupare l’Italia centro-settentrionale; il piano, teorizzato ben prima della caduta di Mussolini, prendeva il nome di “Operazione Achse”.  

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Tra gli obiettivi principali della Germania nazista vi erano gli stabilimenti industriali italiani e la loro capacità di produzione, essenziale per contribuire ad alimentare la macchina bellica tedesca. Milano, Torino e Genova, le grandi città del “triangolo industriale”, concentravano sul loro territorio una enorme quantità di industrie, per le quali le truppe tedesche ricevettero ordine di occuparle e far proseguire il lavoro.La Pirelli – la dirigenza, i capi reparto e le maestranze attive negli stabilimenti – dimostrarono la volontà di opporsi alle richieste tedesche in più occasioni: da un lato, nelle officine, gli operai ed i loro capi si adoperavano per rallentare volutamente la produzione e dall’altro, la dirigenza sviava le richieste tedesche riguardanti lavoratori da inviare in Germania. In questo contesto ebbe notevole peso la figura di Alberto Pirelli: il suo dissenso nei confronti del regime diventa esplicito dopo l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale e si concretizza con la partecipazione diretta alle manovre diplomatiche tese ad intavolare trattative di pace con gli anglo-americani.

In un clima, dunque, tutt’altro che collaborativo, nei confronti dei tedeschi, dilagarono gli imponenti scioperi del marzo 1943 e poi quelli del marzo 1944, caratterizzati ancora di più da una valenza politica marcatamente antifascista ed antinazista. 

Diversi furono gli operai della Pirelli che presero parte attivamente alla Resistenza ed alcuni di essi purtroppo passarono alla storia anche per via delle loro tragiche vicende. L’esempio più noto in questo senso riguarda due operai assassinati nell’estate del 1944: Libero Temolo ed Eraldo Soncino.

Libero Temolo, classe 1906, aveva avuto un ruolo nell’organizzazione delle Squadre d’azione patriottica – SAP attive negli stabilimenti dell’azienda, ed era stato catturato nell’aprile del 1944, forse in seguito ad una delazione. Nella tessera per il riconoscimento delle qualifiche partigiane Temolo viene indicato come facente parte del Comitato di liberazione nazionale – CLN attivo in Pirelli. 

Eraldo Soncino, classe 1924, era entrato a far parte della 107a Brigata Garibaldi SAP, organizzata da Temolo, ed era stato catturato circa tre mesi dopo il collega. 

Entrambi i lavoratori fecero parte degli ostaggi selezionati dai tedeschi per essere fucilati a piazzale Loreto nell’agosto del 1944. Quando, il 10 di quel mese, il mezzo che li trasportava insieme agli altri scelti per la fucilazione giunse nel piazzale, Temolo e Soncino tentarono la fuga. I due, forse avendo avuto sentore di quanto stava per accadere, provarono a scappare correndo in direzioni opposte ma vennero raggiunti e giustiziati con armi da fuoco. Quel giorno, insieme a loro, morirono altri 15 partigiani. 

Con l’avvio dell’ultimo inverno di guerra, le rappresaglie degli occupanti nei confronti di quelli che venivano ritenuti sabotatori dell’attività tedesca, si fecero più violente. In seguito allo sciopero alla Pirelli Bicocca, il 23 novembre 1944 la risposta nazista fu immediata. Quel giorno i tedeschi arrestarono 183 lavoratori, tra cui un impiegato e due ingegneri. Nonostante gli sforzi della dirigenza – in particolare di Alberto Pirelli – volti al rilascio di almeno una parte dei fermati, il 28 novembre, 156 di essi vennero caricati sui convogli diretti ai campi di concentramento tedeschi, dove 12 di loro vennero assassinati.

Il contributo della Pirelli e in generale di quanti vi lavorarono durante la Resistenza fu tanto consistente che Cesare Merzagora – direttore generale per la ditta e dal 1944 tra i dirigenti del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia – CLNAI per il Partito Liberale – lo definì un vero “centro della riscossa”. 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano – Bicocca
Indirizzo: viale Piero e Alberto Pirelli, 25
Comune: Lombardia
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.520061 – Longitudine 9.213804

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FONTI

Sitografia

ANPI, Libero Temolo, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 6/12/2024

ANPI, Eraldo Soncini, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 6/12/2024

R. Cenati, 23 novembre 1944: deportazione di massa dei lavoratori della Pirelli, articolo pubblicato sul sito lombardia.anpi.it consultato il 6/12/2024

N. De Ianni, Merzagora Cesare, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it consultato il 7/12/2024

G. Scirocco, Piazzale Loreto, 10 agosto 1944, articolo pubblicato sul sito www.milanolibera.it consultato il 6/12/2024

Temolo Libero, tessera per il riconoscimento delle qualifiche partigiane, scheda pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 6/12/2024

La storia delle Industrie Pirelli degli anni Quaranta: un patrimonio d’impresa da oggi consultabile anche online, articolo pubblicato sul sito www.fondazionepirelli.org consultato il 6/12/2024

“In primo piano il Paese e il suo Risorgimento”. Pirelli e la lotta di Liberazione, 1943-1945, articolo pubblicato sul sito www.fondazionepirelli.org consultato il 6/12/2024

23 novembre 1944 alla Pirelli, articolo pubblicato sul sito www.deportatibrescia.it consultato il 6/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 10/8/1944; 23/11/1944

Cognome / Nome: Merzagora Cesare; Pirelli Alberto; Temolo Libero; Soncino Eraldo 

Formazioni d’appartenenza: CLN Pirelli; 107a Brigata Garibaldi SAP

Data/e opera: /

Autore/i: / 

Note: la lapide in viale Sarca 222, che si trova all’interno degli Headquarters della Bicocca, non è visibile dalla strada

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I CADUTI DELLA PIRELLI DI MILANO – BICOCCA

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IL “CAMPO DELLA GLORIA” AL CIMITERO MAGGIORE DI MILANO

IL “CAMPO DELLA GLORIA” AL CIMITERO MAGGIORE DI MILANO

IL “CAMPO DELLA GLORIA” AL CIMITERO MAGGIORE DI MILANO

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All’interno del Cimitero Maggiore di Milano, nel quartiere Musocco, vi è un’area dedicata a quanti caddero combattendo per la Liberazione; riposano qui le spoglie di partigiani, deportati e sostenitori del movimento resistenziale.

Subito dopo il termine del Secondo conflitto mondiale si pensò di dare adeguato riconoscimento a coloro che avevano dato la vita per l’avvenire di un’Italia democratica. Le grandi città stabilirono di dedicare apposite aree entro le quali collocare le salme dei caduti. Perfezionati ed impreziositi da monumenti appositi, i cosiddetti “campi della Gloria” non solo rendono onore alle figure che li popolano, ma rimangono a monito del grande sacrificio compiuto da una parte degli italiani tra il 1943 ed il 1945. La grande quantità di nomi legati a quelle vicende fornisce inoltre un’idea del contributo in sangue pagato dal Movimento di liberazione: fucilati delle formazioni di ogni colore politico, caduti in combattimento, deportati, collaboratori e staffette riposano qui, ricordando le origini dell’Italia post-fascista.

Il Maggiore – il più grande cimitero della città – già nel 1945 prese ad ospitare le salme di alcuni caduti durante la Lotta di Liberazione. Subito dopo la fine della guerra Antonio Greppi, primo sindaco di Milano, nelle vesti di presidente del Comitato onoranze caduti per la libertà diede il via ad una prima sistemazione del luogo. 

Venne bandito un concorso che si concluse con la vittoria dell’architetto Umberto Comolli: alla fase di progettazione seguì la posa della prima pietra, significativamente avvenuta il 25 aprile del 1948.

 

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Il “Campo della gloria” venne inaugurato circa un anno e mezzo dopo, il 6 novembre del 1949. Nel corso del tempo l’area ha subito sistemazioni e migliorie, fino ad arrivare all’importante ristrutturazione del 1997. Il monumento ideato da Comolli e consegnato alla cittadinanza nel 1948 – una stele in pietra con sei pale laterali volte ad ospitare i nomi dei caduti – divenne il luogo prescelto per posizionare una copia della scultura bronzea di Marino Mazzacurati “Il partigiano fucilato”.

Entrando al campo, avente il numero identificativo 64, il visitatore viene accolto da due monumenti che ricordano, a sinistra, il conferimento della Medaglia d’oro al valor militare alla città di Milano e, a destra, il conferimento della Medaglia d’oro alla bandiera del Corpo volontari della libertà – CVL. 

Proseguendo nel percorso, che si dipana tra le aiuole, popolate dai cippi in marmo e porfido rosso recanti nome e foto dei singoli caduti, si giunge al monumento principale, con la copia della scultura di Mazzacurati, inaugurata il 24 aprile del 1997.

All’interno del campo trovano posto dei cippi e delle pareti, innestate nel terreno, recanti nomi e informazioni dei caduti, oltre a diverse steli che ricordano i numerosi deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti: i caduti per la Liberazione al Cimitero Maggiore sono circa 4.000.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano – Musocco
Indirizzo: Cimitero Maggiore, campo n.64
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia 
Coordinate geografiche: Latitudine 45.50256 – Longitudine 9.11784

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FONTI

Sitografia

M. Castoldi, Campo della Gloria al Cimitero Maggiore, scheda pubblicata sul sito mi4345.it consultato il 4/12/2024

Comune di Milano, Cimiteri comunali: mappa ed elenco, scheda pubblicata sul sito www.comune.milano.it consultato il 5/12/2024

Campo della Gloria ai caduti per la Libertà, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 4/12/2024

R. Cenati, La rivolta morale alla quale ci chiamano i Caduti per la libertà, articolo pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 4/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 25/4/1948 – 24/4/1997

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data/e opera: 1948-1949 per la sistemazione del campo e la posa dei monumenti; 1997 per il restauro dell’area e per la posa della copia della scultura di Mazzacurati

Autore/i: Comolli Umberto

Note: luogo visibile e liberamente accessibile negli orari di apertura del cimitero

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IL “CAMPO DELLA GLORIA” AL CIMITERO MAGGIORE DI MILANO

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LAPIDE IN MEMORIA DEI LAVORATORI DELLA SERTUM, GIOVANNI BERGAMASCHI, EZIO BORTOLOTTI E UGO TARTUFARI, A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DEI LAVORATORI DELLA SERTUM, GIOVANNI BERGAMASCHI, EZIO BORTOLOTTI E UGO TARTUFARI, A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DEI LAVORATORI DELLA SERTUM, GIOVANNI BERGAMASCHI, EZIO BORTOLOTTI E UGO TARTUFARI, A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Sul muro di un edificio al 222 di viale Certosa, dove un tempo sorgevano le officine della Sertum, era affissa una lapide in marmo, con apparato testuale in colore rosso, dedicata alla memoria di tre lavoratori antifascisti che qui lavorarono e cospirarono, per poi essere arrestati nel 1944.

La Sertum, le cui origini vanno ricercate nelle Officine meccaniche Fausto Alberti, fu una ditta attiva nella produzione di motocicli; diversi lavoratori impiegati nelle sue officine, tra il 1943 ed il 1945, furono attivi nelle file della Resistenza, entrando nelle Squadre di azione patriottica – SAP.

Giovanni Bergamaschi nacque a Milano il 14 agosto del 1914 ed abitò in via Sonnino 2. Lavoratore alla Sertum, risultava iscritto al Partito comunista dal marzo 1944. Durante la Resistenza venne designato Responsabile del lavoro di massa nella cellula comunista clandestina attiva presso lo stabilimento. Bergamaschi venne arrestato sul luogo di lavoro il 18 dicembre 1944 da militi delle Brigate nere di Bollate. Interrogato e successivamente trasferito al carcere di San Vittore, venne deportato a Mauthausen: gli venne assegnato il numero di matricola 126044. Successivamente venne destinato al sottocampo di Gusen 1 e qui assassinato nell’aprile del 1945.

Ezio Bortolotti nacque a Curtatone, in provincia di Mantova, il 12 settembre 1923 da Gina Rizzi e Adolfo Bortolotti; abitò a Milano, in via Gadames 119. Lavoratore alla Sertum, entrò a far parte della 111a Brigata Garibaldi SAP nel settembre 1943. Bortolotti venne arrestato il 20 dicembre del 1944. Trasferito al carcere di San Vittore fino alla fine dell’anno, venne successivamente deportato a Mauthausen, dove gli fu assegnato il numero di matricola 126077. Ezio Bortolotti venne poi trasferito nel sottocampo di Gusen 2 e qui assassinato il 30 aprile 1945.

Ugo Tartufari nacque a Milano il 23 marzo del 1907 ed abitò in via Piranesi al civico 19. Lavoratore alla Sertum, durante la Resistenza entrò a far parte anch’egli della 111a Brigata Garibaldi SAP. Venne arrestato con Bortolotti il 20 dicembre 1944 e portato nel carcere di San Vittore per essere successivamente deportato a Mauthausen, dove gli venne assegnato il numero di matricola 126453. Ugo Tartufari fu assassinato nel campo di Mauthausen il 5 marzo 1945. 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: viale Certosa, 222
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.499589 – Longitudine 9.130898

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FONTI

Sitografia

ANPI – Comitato provinciale di Milano, Bergamaschi Giovanni, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 3/12/2024

ANPI – Comitato provinciale di Milano, Bortolotti Ezio, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 3/12/2024

ANPI – Comitato provinciale di Milano, Tartufari Ugo, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 3/12/2024

Arolsen online archives, Bergamaschi Giovanni, scheda pubblicata sul sito collections.arolsen-archives.org consultato il 3/12/2024

Arolsen online archives, Bortolotti Ezio, scheda pubblicata sul sito ​​collections.arolsen-archives.org consultato il 3/12/2024

Arolsen online archives, Tartufari Ugo, scheda pubblicata sul sito collections.arolsen-archives.org consultato il 3/12/2024

Sertum, scheda pubblicata sul sito archiviostorico.fondazionefiera.it consultato il 3/12/2024

U. Murri, Lastra in memoria dei caduti della Sertum, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 3/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 18-20 dicembre 1944

Cognome / Nome: Bergamaschi Giovanni; Bortolotti Ezio; Tartufari Ugo

Formazioni d’appartenenza: 111a Brigata Garibaldi SAP

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa il 25/4/1947

Autore/i: non conosciuto

Note: la lapide, da noi fotografata il giorno 18 settembre 2024 era all’interno di un cantiere e quindi non liberamente accessibile. 
Il giorno 5 aprile 2025 i responsabili dell’ANPI Sezione Codè Montagnani-Marelli ci hanno segnalato che la facciata del palazzo alla quale era affisa, è stata restaurata, ma che la lapide non è stata ricollocata.

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LAPIDE IN MEMORIA DEI LAVORATORI DELLA SERTUM, GIOVANNI BERGAMASCHI, EZIO BORTOLOTTI E UGO TARTUFARI, A MILANO

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