VIA INTITOLATA A FLAVIO BUSONERA A SASSARI

VIA INTITOLATA A FLAVIO BUSONERA A SASSARI

VIA INTITOLATA A FLAVIO BUSONERA A SASSARI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La via è dedicata a Flavio Busonera, medico oristanese, socialista e martire della Resistenza, che dopo l’8 settembre 1943 stabilì contatti con i primi nuclei azionisti e della Resistenza padovana, si occupò dell’assistenza ai prigionieri alleati e contribuì alla costituzione delle prime bande partigiane. 

Flavio Busonera nacque il 28 luglio 1894 da una famiglia di artigiani, figlio di un piccolo commerciante di gazzose. Dopo le scuole medie frequentò il Ginnasio ad Oristano, ma in seguito proseguì gli studi a Cagliari, dove frequentò il Liceo Dettori e conobbe Antonio Gramsci, che lo sensibilizzò alle prime lotte socialiste dei lavoratori portuali cagliaritani e delle operaie della manifattura tabacchi. Partecipò alla Prima guerra mondiale come tenente dei bombardieri e qualche anno dopo conseguì la laurea in Medicina all’Università di Cagliari e intraprese la carriera di medico di famiglia nel paese di Sarroch.

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Nel 1926, a causa delle sue idee politiche, che lo posero in contrasto con la borghesia locale, dovette lasciare la Sardegna: Flavio, socialista sin da giovanissimo, s’iscrisse anche al Partito comunista e partecipò attivamente a tutte le manifestazioni di piazza, che si svolsero sia a Cagliari che in provincia. Dopo una breve permanenza a Claut, in Valcellina (Friuli Venezia Giulia), successivamente si stabilì a Cavàrzere, grosso centro agricolo in provincia di Venezia, dove si era costituito un Comitato di liberazione nazionale al quale Busonera partecipò attivamente e operativamente.
Dopo l’8 settembre 1943 organizzò le forze partigiane e divenne comandante della Brigata “Venezia”, per la quale ebbe il delicato compito di raccogliere armi e viveri per i partigiani del territorio. Inoltre, sostenne i giovani renitenti e soprattutto curò i partigiani feriti. Flavio, infatti, era soprattutto medico e la sua attività professionale lo portò costantemente in tutti i fronti di guerra, ed a rispondere ad ogni richiesta di aiuto, ma la sua innata generosità lo tradì. Il 27 giugno 1944 il resistente sardo venne arrestato dai fascisti con un abile stratagemma: due repubblichini travestiti da partigiani chiesero il suo aiuto e quando Busonera si presentò da coloro che credeva dei partigiani feriti, venne catturato dai fascisti e rinchiuso nel carcere dei Paolotti di Padova. I partigiani della sua brigata pensarono ad un piano di evasione e lo comunicarono a Flavio, ma lui rifiutò, perché sapeva che avrebbe provocato gravi ritorsioni ai compagni reclusi.
Il 16 Agosto 1944, nel centro di Padova, venne ucciso il colonnello repubblichino Bartolomeo Fronteddu e l’uccisione fu attribuita ai resistenti e, di conseguenza, il 17 Agosto 1944 Flavio fu impiccato ed altri sette partigiani vennero fucilati. 

Data la sua significativa partecipazione alla resistenza veneta, a Cavàrzere nel 1951 fu posta una lapide sulla facciata della sua casa di via Trento Trieste e venne intitolato un villaggio a suo nome, “Villaggio Busonera”, nel quale,  il 25 aprile del 1967 gli venne dedicato un busto, collocato nell’atrio delle Scuole elementari e, il 25 aprile del 1974, fu inaugurato un monumento in sua memoria; mentre a Padova gli sono state intitolate una strada ed una struttura ospedaliera (l’Istituto oncologico veneto).

In Sardegna, invece, più precisamente ad Oristano, sua città natale, il 25 aprile del 2016, in occasione del 71° anniversario della Liberazione, è stato intitolato a suo nome il Centro giovani di Sa Roda.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Li Punti (frazione)
Indirizzo: via Flavio Busonera
Comune: Sassari
Provincia: Sassari (SS)
Regione: Sardegna
Coordinate geografiche: Latitudine 40.747846 – Longitudine 8.520134

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FONTI

Bibliografia
G. Gaddi, Flavio Busonera: martire della Resistenza veneta, Padova, ANPI provinciale, 1970

Sitografia
Busonera. Il medico buono della Resistenza, articolo pubblicato sul sito oristano.anpi.it consultato il 19/7/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: Resistenza

Cognome / Nome: Busonera Flavio

Formazioni d’appartenenza: Brigata “Venezia”

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: via liberamente accessibile, segnalata dai cartelli stradali

contatti

VIA INTITOLATA A FLAVIO BUSONERA A SASSARI

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LAPIDE DEDICATA A FERRUCCIO PARRI A PINEROLO

LAPIDE DEDICATA A FERRUCCIO PARRI A PINEROLO

LAPIDE DEDICATA A FERRUCCIO PARRI A PINEROLO

© Archivio dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, fondo Parri Ferruccio, b. 149, fasc. 204 – Questa immagine è protetta da copyright

La città di Pinerolo ha voluto ricordare il suo illustre cittadino con una lapide collocata sulla facciata di Casa Midana: edificio che venne progettato dal suo proprietario, il geometra Achille Midana. L’opera diede inizio anche alla costruzione dei Portici pinerolesi, che in seguito vennero denominati “i vecchi”.

Ferruccio Parri, antifascista di tendenza liberal-democratica, nacque il 19 gennaio 1890 a Pinerolo, da una famiglia fortemente legata alla tradizione mazziniana. Completati gli studi liceali, nel 1908 s’iscrisse alla Facoltà di lettere dell’Università di Torino, dove nel 1913 si laureò con una tesi sull’economia piemontese del Sei-Settecento. 
Nel maggio del 1915 fu chiamato alle armi e combatté sul Carso e sul Piave, ove si distinse con atti di particolare valore militare che gli valsero ben tre medaglie d’argento e due promozioni sul campo. Per le ferite riportate in trincea, nel 1917 dovette abbandonare la prima linea e divenne ufficiale di collegamento e poi collaboratore diretto del Comando supremo dell’esercito. 
Nel giugno del 1919 lasciò il servizio militare e si trasferì a Roma, dove lavorò come insegnante e giornalista e, nel contempo, partecipò attivamente al movimento combattentistico (Opera nazionale combattenti e Associazione nazionale combattenti). 
Negli anni Venti si trasferì a Milano: nel 1922 fu assunto come redattore dal «Corriere della sera» e nel 1923 divenne ordinario di lettere presso il Ginnasio inferiore del Liceo Parini di Milano. In campo giornalistico iniziò anche la sua attività antifascista militante: nel 1924, infatti, insieme a Riccardo Bauer e Giovanni Mira, promosse e sostenne la rivista antifascista «II Caffè», strumento di denuncia morale e politica contro il governo fascista. Negli anni tra il 1925 e il 1930 collaborò alla diffusione della stampa clandestina e, sempre nello stesso periodo, si occupò attivamente dell’espatrio di esponenti antifascisti minacciati o costretti ad inattività coatta in Italia. L’apice di questa attività fu nel dicembre del 1926, quando, insieme a Carlo Rosselli, Italo Oxilia e Sandro Pertini, guidò la fuga in Corsica di Filippo Turati. Rientrato in Italia, Parri venne arrestato insieme a Carlo Rosselli, a Marina di Massa. Nel 1927 fu processato e scontò la pena detentiva nel carcere di Savona, poi venne trasferito ad Ustica, ed in seguito a Lipari, dove rimase dal settembre del 1928 al gennaio del 1930.

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Il 30 ottobre dello stesso anno venne di nuovo arrestato, perché accusato di correità con il gruppo giellista Bauer-Rossi-Ceva. Prosciolto in istruttoria, non ottenne la libertà, ma quale «pertinace avversario del regime», fu mandato al confino per cinque anni. 
Tornato a Milano all’inizio del 1933, riprese gli studi di economia e collaborò col «Giornale degli economisti e rivista di statistica» di Giorgio Mortara, ed entrò a far parte, nel dicembre 1934, dell’Ufficio studi della Edison. Per tutto questo periodo svolse un lavoro di collegamento tra i gruppi clandestini dell’Italia settentrionale e pose le basi di quella che divenne la struttura portante della lotta armata per la liberazione del Paese. Nel 1942 aderì al Partito d’Azione e nel settembre del 1943 al Comitato militare dei partiti antifascisti (che si riuniva nei sotterranei della Edison). Assunto il nome di battaglia “Maurizio”, dal nome dell’antico colle che domina la sua città natale -Pinerolo- e sul quale andava da bambino, Parri fu costantemente al centro dell’attività resistenziale: dall’8 settembre 1943 in poi, formò e coordinò i primi nuclei partigiani del Nord e sviluppò il centro clandestino di Milano. 
In seguito alla trasformazione del Comitato militare in Comando generale (giugno 1944), Parri e Luigi Longo assunsero il ruolo di vice comandanti e furono incaricati della responsabilità di coordinare le formazioni Giustizia e libertà (GL) e Garibaldi.
Nel dicembre 1944 fu inviato in missione al Sud, presso gli alleati, per ottenere il primo riconoscimento ufficiale del Corpo volontari della libertà – CVL; ma di ritorno, il 2 gennaio 1945, Parri venne catturato dalla Gestapo, interrogato nei locali dell’Albergo Regina e poi trasferito nel carcere di Verona. Rimesso in libertà nel mese di marzo, in seguito all’intervento alleato, intraprese con il generale Cadorna una nuova missione al Sud, per impostare la fase insurrezionale. Riuscì a rientrare a Milano il 25 aprile 1945, a insurrezione già iniziata.
Nell’immediato dopoguerra Parri fu invitato dai partiti antifascisti a presiedere il primo governo dell’Italia liberata; ma il Governo Parri cadde solo pochi mesi dopo, nel novembre del 1945 e, con la crisi del Partito d’azione, decise di fondare il Movimento della democrazia repubblicana (1946), col quale fu eletto deputato all’Assemblea costituente. 
Nel 1946 fondò l’Istituto di studi economici, mentre nel 1949 l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia – INSMLI e, nello stesso anno, divenne presidente della Federazione italiana associazioni partigiane – FIAP. 
Dal 1959 lavorò alla costituzione di un Consiglio federativo della Resistenza e nel 1960 propose in Parlamento lo scioglimento del Movimento sociale italiano – MSI.
Il 2 marzo 1963 venne nominato senatore a vita e, nello stesso mese, fondò il periodico politico «L’Astrolabio» insieme ad Ernesto Rossi. 
Nel corso degli anni Settanta ridusse progressivamente sia l’attività politica che quella giornalistica. 
Morì a Roma l’8 dicembre 1981.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Pinerolo
Indirizzo: piazza Roma, angolo corso Torino
Comune: Pinerolo
Provincia: Torino (TO)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 44.885439 – Longitudine 7.334381

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FONTI

Ferruccio Parri, profilo biografico pubblicato sul sito www.fiapitalia.it consultato il 25/6/2023

Ferruccio Parri, profilo biografico pubblicato sul sito www.reteparri.it consultato il 25/6/2023

Parri Ferruccio, profilo biografico pubblicato sul sito www.letteraicompagnirivista.com consultato il 25/6/2023

Parri Ferruccio, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it consultato il 25/6/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 19/1/1890 – 8/12/1981

Cognome / Nome: Parri Ferruccio

Formazioni d’appartenenza:  Giustizia e libertà, Partito d’Azione

Data/e opera:  non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa il 24 aprile 1982

Autore/i: non determinabile

Note: la lapide, visibile e liberamente accessibile, è affissa sulla parete dell’edificio che si trova all’imbocco di piazza Roma sulla destra, di fianco all’uscita dei portici

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LAPIDE DEDICATA A FERRUCCIO PARRI A PINEROLO

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ALDO ANIASI – FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

ALDO ANIASI – FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

ALDO ANIASI – FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

© Archivio fotografico “Fondazione Aldo Aniasi” – Questa immagine è protetta da copyright

Le ceneri di Aldo Aniasi sono tumulate nella cripta del Famedio del Monumentale di Milano, cui si accede dai portici di ingresso al cimitero.
Il Famedio, o “Tempio della Fama”, si trova nel piazzale di ingresso del Cimitero monumentale. Originariamente progettato da Carlo Maciachini con la funzione specifica di cappella cattolica, successivamente l’edificio venne destinato a luogo di sepoltura, celebrazione e ricordo, di milanesi, di origine o di adozione, considerati “illustri” (per meriti letterari, artistici, scientifici o atti insigni), “benemeriti” (per virtù proprie che recarono benefici e fama alla Città di Milano) o “distinti nella storia patria” (perché contribuirono all’evoluzione della Nazione).

Aldo Aniasi, socialista e partigiano, nacque il 31 maggio 1921 a Palmanova, in provincia di Udine. Ancora studente, sfollato a Lodi, dopo l’armistizio del 1943 decise di portarsi in Valsesia con una ventina di giovani lodigiani e codognesi, che diedero vita al Distaccamento Fanfulla (poi battaglione), della XVª Brigata d’assalto Garibaldi. Il giovane Aniasi, anagrammando il proprio nome creò il nome di battaglia “Iso Danali” ed entrò in contatto con il Comando di Cino Moscatelli. Nella primavera del 1944 passò nell’Ossola e, ancora giovanissimo, divenne comandante della IIª divisione Garibaldi – Redi. Il “Comandante Iso” dedicò gran parte della sua vita a difendere i valori della Resistenza: partecipò insieme ai suoi compagni ad azioni ardimentose, alla liberazione della Valdossola e fu tra i protagonisti dei quasi quaranta giorni di vita della Repubblica dell’Ossola, che si dotò anche di una Costituzione, che in seguito divenne uno dei punti di riferimento dei padri costituenti.
Dal 1947 al 1976 fu direttore della rivista “Solidarietà Umana” sulla quale scrisse contributi inerenti il dibattito sul riformismo italiano. 
Aniasi fu iscritto al Partito socialista italiano – PSI, sino alla scissione di Palazzo Barberini, quando aderì alla componente socialdemocratica del Partito socialista democratico italiano – PSLI (guidata da Giuseppe Saragat) e, in seguito, al movimento di “Iniziativa socialista” (con Mario Zagari, Leo Solari e Giuliano Vassalli), che nel 1959 confluì nel PSI.

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Dopo aver ricoperto i ruoli di consigliere comunale (1951) e di assessore, nel 1967 Aniasi fu eletto sindaco di Milano e ricoprì questo ruolo per quasi dieci anni, fino al 1976, anno in cui venne eletto alla Camera dei deputati, ruolo che svolse come deputato socialista per cinque legislature: due volte come ministro (per la Sanità e per gli Affari Regionali) e nove anni come vicepresidente della Camera dei deputati. 
Nel 1987 succedette a Ferruccio Parri alla presidenza della Federazione italiana associazioni partigiane – FIAP e nel 1994 divenne direttore di “Lettera ai compagni”, la testata della federazione.
Aniasi fu anche promotore della costituzione del “Centro di collaborazione tra le grandi città del mondo”, segretario dell’Associazione nazionale enti di assistenza – ANEA e autore di libri inerenti le sue esperienze di partigiano, amministratore e uomo politico. Ricordiamo in particolare i volumi “Parri. L’avventura umana, militare e politica di Maurizio” (1991) e “Ne valeva la pena” (1997).
Aniasi morì a Milano il 27 agosto 2005.

Aldo Aniasi è stato decorato con la Medaglia d’argento al valor militare per l’attività svolta durante la Resistenza e con la Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte per la sua attività politico – istituzionale.
Restò fedele ai valori della lotta partigiana tutta la vita e non mancò mai alle celebrazioni del 25 aprile che si svolsero a Milano.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazzale Cimitero Monumentale, 6
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.48578 – Longitudine 9.17995

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Tag:

FONTI

Sitografia
Aldo Aniasi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 10/6/2023

Famedio, scheda pubblicata sul sito monumentale.comune.milano.it consultato il 10/6/2023 

M. Zanier, Aniasi Aldo, scheda biografica pubblicata sul sito www.letteraicompagnirivista.com consultato il 10/6/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 31/5/1921 – 27/8/2005

Cognome / Nome: Aniasi Aldo

Formazioni d’appartenenza: XVª Brigata d’assalto Garibaldi; IIª divisione Garibaldi – Redi

Date opera: 1884 – 1887 

Autore: Carlo Maciachini

Note: il Famedio, essendo all’interno del Cimitero monumentale di Milano, non è liberamente accessibile (gli orari sono contingentati in base alle aperture del camposanto)

contatti

ALDO ANIASI – FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

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LA CASA ROMANA NELLA QUALE VENNE FONDATO IL PARTITO D’AZIONE

LA CASA ROMANA NELLA QUALE VENNE FONDATO IL PARTITO D’AZIONE

LA CASA ROMANA NELLA QUALE VENNE FONDATO IL PARTITO D’AZIONE

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright.

Il 4 giugno 1942, a Roma, in via Canina 6 (quartiere Flaminio) al primo piano di questo edificio, a casa dell’avvocato antifascista Federico Comandini, venne fondato clandestinamente il Partito d’Azione ad opera di (come recita la lapide):
“Vittorio Albasini, Piero Calamandrei, Guido Calogero, Federico Comandini, Alberto Damiani, Ugo La Malfa, Franco Mercurelli, Mario Vinciguerra ed Edoardo Volterra”.
Il nome riprendeva quello del Partito d’Azione fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853.
Il nuovo Partito si ispirava al pensiero repubblicano e morale di Giuseppe Mazzini, al liberalismo progressista di Piero Gobetti, al liberalsocialismo di Guido Calogero e Aldo Capitini, al socialismo liberale di Carlo Rosselli e di Giustizia e Libertà – GL. Non a caso fra i suoi aderenti vi furono numerosi militanti GL, come Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Riccardo Lombardi, Piero Calamandrei, Ernesto Rossi e Nello Traquandi.
Durante la riunione costitutiva, in casa Comandini, vennero elaborati sette punti programmatici:
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1) Costituzione di una repubblica parlamentare con classica divisione di poteri; 2) Decentramento politico-amministrativo su scala regionale (Regionalismo); 3) Nazionalizzazione dei grandi complessi industriali; 4) Riforma agraria (revisione dei patti colonici); 5) Libertà sindacale; 6) Forte laicità dello stato e separazione fra Stato e Chiesa; 7) Proposta di una federazione europea dei liberi stati democratici.
Alla base, ovviamente, vi era l’impegno per una decisa de-fascistizzazione delle istituzioni, per la costruzione di un modello di società basato sull’etica nella politica e nella comunità, per un’assoluta visione repubblicana delle istituzioni.
A partire dal 1943, il Pd’A divenne uno partiti che formarono il Comitato di liberazione nazionale e partecipò alla Resistenza con le proprie brigate “Giustizia e Libertà”.
Nel dopoguerra, il Pd’A partecipò alla nascita del nuovo governo d’unità nazionale e nel giugno del 1945 ottenne la presidenza del primo governo dell’Italia liberata con Ferruccio Parri, presidente del Partito e già vice-comandante del Corpo volontari della libertà – CVL, che guidò la Resistenza italiana.
Il 20 ottobre del 1947 il Partito si sciolse, ed i suoi membri, in seguito, aderirono soprattutto al Partito Socialista, al Partito socialista democratico italiano, ed al Partito Repubblicano.

Organo ufficiale (clandestino) del Partito fu «L’Italia Libera». Il giornale nacque per diffondere il programma – inizialmente condensato nei sette punti – che i dirigenti della nuova formazione politica redassero come base di partenza, comune, delle forze democratiche e antifasciste. Il nome derivava dall’omonima testata fondata dal repubblicano Randolfo Pacciardi, del 1923, che venne chiusa dai fascisti.
Il primo numero de «L’Italia Libera» uscì a Milano nel gennaio del 1943 e ne furono stampate tremila copie, che vennero distribuite in tutta Italia grazie alla rete efficiente dei singoli militanti, che rischiarono la vita in prima persona per smistare il giornale nelle varie regioni.
La seconda pubblicazione fu un supplemento, su due pagine, che venne pubblicato a marzo e dedicato “ai compagni di lotta del Partito d’Azione”: gli operai che si erano resi protagonisti degli scioperi di Torino e Milano, che vennero citati ad esempio, per annunciare un’auspicabile mobilitazione popolare.
A fine aprile, vi fu una terza uscita; ma dopo quest’ultima, vi furono una serie di arresti, fra i quali, quello di Bruno Visentini, incaricato di provvedere alla stampa del foglio, ed il quarto numero dovette aspettare.
Con la caduta del fascismo (25 luglio 1943) «L’Italia Libera» uscì per un breve periodo dalla clandestinità, per poi ritornarvi dopo l’8 settembre.
Nel giugno del 1947 la testata fu ceduta ad Aldo Garosci, ed il nome originario divenne il sottotitolo de «L’Italia Socialista». Questo perché, anche il Partito prese nuove strade: infatti, mentre la maggioranza del Pd’A stava confluendo nel Partito socialista italiano, una minoranza, guidata da Piero Calamandrei, Vittorelli e Garosci, confluì nell’Unione dei socialisti. Furono proprio questi ultimi a proseguire con le pubblicazioni della nuova testata, sino alla sua chiusura, che avvenne il 22 febbraio 1949.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: quartiere Flaminio
Indirizzo: via Luigi Canina, 6
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.92109 – Longitudine 12.47165

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FONTI

Sitografia
4 giugno 1942: nasce il Partito d’Azione, il Partito della Resistenza, articolo pubblicato sul sito www.gruppolaico.it consultato il 7/7/2023

Italia Libera (L’), periodico, scheda pubblicata sul sito archivi.polodel900.it consultato il 7/7/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 4/6/1942

Cognome / Nome: Comandini Federico; Gobetti Piero; Rosselli Carlo; Calogero Guido; Capitini Aldo; Albasini Vittorio; Damiani Alberto; Mercurelli Franco; Vinciguerra Mario; Volterra Edoardo; Parri Ferruccio; La Malfa Ugo; Lussu Emilio; Lombardi Riccardo; Calamandrei Piero; Rossi Ernesto; Traquandi Nello; Visentini Bruno

Formazioni d’appartenenza: Partito d’Azione, Giustizia e libertà

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa il 4/6/2017, in occasione del 75° anniversario della fondazione del Partito

Autore/i: non determinabile

Note: edificio privato non liberamente accessibile, lapide visibile e liberamente accessibile

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LA CASA ROMANA NELLA QUALE VENNE FONDATO IL PARTITO D’AZIONE

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COMO E LA RESISTENZA CIVILE

COMO E LA RESISTENZA CIVILE

COMO E LA RESISTENZA CIVILE

© Giuseppe Maresca, fotografo – Questa immagine è protetta da copyright

La manifestazione antifascista di piazza del Duomo a Como il 9 settembre 1943 fu insieme al discorso pubblico tenuto in quell’occasione da Pier Amato Perretta l’inizio simbolico della Resistenza comasca. Protagoniste e protagonisti del movimento resistenziale, oltre ai partigiani delle brigate Garibaldi e di Giustizia e Libertà, furono persone non ingaggiate in azioni di lotta, ma che insieme costituirono quella rete di sostegno e di assistenza diffusa indispensabile alla sopravvivenza dell’opposizione clandestina. Persone che agirono nel silenzio, grazie alla copertura di funzioni sociali riconosciute, imprenditori e ingegneri, innocue padrone di casa, e donne comuni, relegate dalla pregiudiziale comune a ruoli inoffensivi, estranei per natura a contesti di guerra o di impegno politico.
L’itinerario è percorso da luoghi informali, non legati a un singolo accadimento ma centro di azioni collettive. Alcune sono abitazioni private, celate ai più per loro stessa funzione cospirativa, dove si nascosero ricercati, si tennero riunioni, vennero occultate armi, ma soprattutto focolari attorno a cui ravvivare le relazioni e l’anelito altrove represso di libertà.

Itinerario a cura di Silvia Maresca

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COMO E LA RESISTENZA CIVILE – Elenco tappe

Piazza del Duomo, comizio di Pier Amato Perretta dal Broletto di Como

All’indomani dell’armistizio, il 9 settembre 1943 l’ex giudice e antifascista Pier Amato Perretta parlò dal balcone del Broletto di Como, incitando le persone radunate nella piazza del Duomo a formare una Guardia nazionale cittadina contro le forze nazifasciste.
Piazza del Duomo

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Casa del pastore valdese Carlo Lupo

Carlo Lupo, pastore del Chiesa valdese di Como, diede ospitalità dal 1941 alle prime riunioni del nucleo antifascista locale. La sua casa, già punto di riferimento per la comunità ebraica, divenne dal settembre del 1943 uno dei primi rifugi per i perseguitati dalle forze nazifasciste.
via Tomaso Grossi, 17

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Casa di Ginevra Bedetti Masciadri a Como

Dalla casa di Ginevra Bedetti Masciadri passarono le armi recuperate alla Questura di Como poco dopo l’Armistizio, dirette ai primi gruppi partigiani del Lario. Sempre in contatto le formazioni di Giustizia e Libertà, Ginevra ebbe un ruolo centrale nell’organizzazione degli espatri clandestini oltre il confine elvetico.
via Rubini, 16

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Casa di Lydia Galli a Como

Nei giorni successivi l’entrata delle forze naziste a Como, la casa di Lydia Galli fu requisita da alcuni militari tedeschi. Tra quelle mura, all’insaputa degli occupanti, transitarono profughi ed ebrei, con la complicità della figlia Nery e delle amiche Ginevra Masciadri e Alda Vio.
Piazza Giuseppe Mazzini, 2

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Casa di Alda Vio a Como

Alda Vio, insieme alla musicista Lydia Galli, insegnava all’Accademia musicale “M. E. Bossi” di Como, un’ottima copertura per l’assistenza a ebrei e clandestini e il supporto ai gruppi partigiani. Il comando della XVI Divisione Giustizia e Libertà trovò nella casa di Alda sicuro approdo.
via Maurizio Monti, 1

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Tintoria Lambert, luogo di detenzione di ebrei a Como

Tra il dicembre 1943 e il gennaio 1944 alcuni locali dismessi della Tintoria Lambert furono adibiti a luogo di segregazione temporanea di cittadini italiani di origine ebraica. Alcune donne li ne intuirono lo stato di miseria e abbandono, e insieme decisero di agire.
via Carlo De Cristoforis, 9

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